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ISLAMABAD e ODDISEA 3

PEOPLES RUNNERS A ISLAMABAD


La capitale è una città di fondazione, molto recente e diversa da
tutte le altre città del Pakistan.
Qui amano dire che Islamabad è a 10 km dal Pakistan.
C'è molto verde e la viabilità è nata per lo spostamento in auto,
quindi non c'è traffico e le strade sono spaziose.
L'ambasciata è sulla Margalla Rroad dove ci attende Pietro Tilli, il
responsabile della sicurezza in ambasciata e degli italiani in Pakistan.
E' una persona squisita che ci accoglie, ci mette a nostro agio ed ha
anche già prenotato una guest house dove poterci rinfrescare prima
dell'incontro con l'ambasciatore. Ci informa anche che ci saranno dei
giornalisti che sono curiosi rispetto al nostro viaggio e ci faranno
qualche domanda.
Teniamo la conferenza nella residenza dell'ambasciatore, dove siamo
accolti dalla sua gentilissima e simpaticissima moglie.
Rispondiamo alle curiosità dei giornalisti e consegnamo la maglietta a
Vincenzo Prati che oltre a dimostrarsi interessato all'iniziativa del
dialogo, si preoccupa molto del nostro itinerario, per la nostra
incolumità e ci fa sentire graditi ospiti fino ad invitarci ad una
cena in occasione della partenza di un loro collega che si trasferirà
all'ambasciata honduregna.
Noi ovviamente accettiamo il gentile invito.
Salutiamo l'ambasciatore che deve incontrare una delegazione e ci
rechiamo nel bellissimo giardino della residenza per le foto con le
moto.
I fotografi ci chiedono di uscire sulla strada e fare qualche giro
avanti e indietro per riprenderci in movimento. Passiamo davanti a
loro a bassa velocità e poi scattiamo per tornare indietro
velocemente. Tornando indietro ci ferma un poliziotto con l'autovelox.
Gli spieghiamo che stiamo facendo dele foto per i giornalisti ma nel
frattempo i fotografi colgono la palla al balzo, si precipitano su di
noi e non gli sembra vero di avere per le mani lo scoop!! La nostra
foto col poliziotto fa il giro dei principali giornali della città,un
vero colpaccio anche per noi perchè più avanti ci fermeranno in molti
per chiederci se alla fine ci avevano messo la multa!!!
Poi con Pietro studiamo l'itinerario più sicuro e anche più
interessante sulla Karakorum Highway che lui conosce bene.
Ha viaggiato molto e conosce ben e quel senso di "crescita" che ti
lascia il senso della scoperta.


ODISSEA3


Noi però abbiamo anche il problema degli ammortizzatori che perdono olio,
Tilli incarica un tecnico dell'ambasciata di reperire un meccanico in
grado di aiutarci.
Qui le moto di grossa cilindrata sono una rarità ed è impossibile
trovare pezzi di ricambio.
Il giorno dopo ci rechiamo in un'officina a Rawlapindi, sono le 11.00
perchè qui i negozi aprono alle 10.30.
Qui incontriamo Sohahil e suo fratello che si dicono in grado di fare
il lavoro e si mettono subito al lavoro. L'officina è piccolissima,
loro non hanno attrezzi, e quelli che hanno sono malconci, non hanno
un piano d'appoggio e per qualunque cosa parte una ricerca per la città.
Ci rendiamo conto che gli ammortizzatori sono troppo sofisticati per
loro e quindi creiamo un ponte telefonico con Maurizio, il nostro
meccanico, e Devis, il tecnico Bitubo che ci fornisce assistenza
continua!
Sohahil però non riesce a stare al passo con le indicazioni.
Capiamo che lui pensa che gli ammortizzatori funzionino come le
forcelle anteriori.
Noi nella solita lingua inventata cerchiamo di spiegargli che non è
così ma lui alle 20.00 smette di ascoltarci. Cita un detto punjabo che
suona come: "un meccanico lavora meglio di tre" e fà di testa sua.
Alle 3 del mattino ci consegna le moto. Noi siamo stanchi morti, lo
paghiamo e torniamo in hotel ma ci accorgiamo subito che gli
ammortizzatori non lavorano in estensione!
Questa è una condizione molto pericolosa perchè in frenata la moto
alza il posteriore ed è instabile.
Inoltre ci prende anche un bel temporale .
Il mattino seguente Diego,che ha dormito solo 1 ora, non so con quali
energie ha già in mente il piano B.
Andiamo in ambasciata a chiedere un'estensione del visto e di un posto
dove poter lavorare con qualche attrezzo e qualche piccolo pezzo di
ricambio.
Inoltre via mail ci è arrivato il manuale di revisione degli ammortizzatori.
Arriviamo ad "Auto Spot" un'officina per auto ma con uno spazio
grande, un banco da lavoro e attrezzata a dovere. Ci danno una mano
anche i dipendenti del posto. E' l'officina meccanica che lavora con
tutte le ambasciate di Islamabad. C'è anche un Pajero con un vetro
esploso. Scorpiremo che è una macchina dell'ambasciata danese rimasta
lesionata durante l'attentato terroristico di qualche giorno prima.
Sono molto disponibili e assecondano tutte le nostre richieste.
Andiamo in un internet point dove scarichiamo il manuale di revisione.
Io lì mi addormento!! Non ce la faccio fisicamente. Da quando siamo
partiti da Lahore, svegliandoci alle 5.00 avremo dormito 5 ore!!
Diego invece non si dà pace fino a problema risolto e dice che non
riuscirebbe a prendere sonno. Così torna in officina a smontare gli
ammortizzatori e a rimontarli secondo istruzioni.
Il giorno dopo è il momento della verità, tutto è stato fatto a regola
d'arte grazie anche alla continua assistenza dall'italia.
Montiamo gli ammortizzatori ma stavolta lavorano troppo in estensione
e ci mettono troppo tempo a tornare nella posizione di partenza.
Tocca rivedere il lavoro.
Il nostro amico Sohail ha fatto più danno di quanto pensassimo. Ma
ormai Diego maneggia la materia con sicurezza e alla fine riusciamo a
sbrogliare la matassa. Rimontiamogli ammortizzatori ormai come in una
danza in cui Diego è solista ed io e l'aiutante dell'officina ne
facciamo la coreografia in un meccanismo straoleato (nel vero senso
della parola!!!).
Al test finale gli ammortizzatori sono come nuovi!!!!
Impossibile riuscire a spiegare quella sensazione di felicità,
liberazione e rilassamento che abbiamo provato. Diego non lo riconosco
quasi più....ha letteralmente cambiato faccia!!!
Al momento dei conti il responsabile dell'officina non vuole un soldo
e ci dice che siamo ospiti nel suo paese!!!!!
Ripensiamo a due giorni di tempo con manodopera, qualche pezzo, l'olio
e l'aiuto del personale, più il deposito delle moto per una notte.
Inoltre lui stava già pensando a cosa fare in caso noi non fossimo
riusciti a sistemare il problema.
E' una persona squisita e ci tiene a farci vedere come lavora con le
ambasciate e che è una persona di fiducia. Per noi è molto di più.
Quando siamo arrivati da lui eravamo disperati e senza il loro aiuto
forse non saremmo riusciti a risolvere il problema.
Ci scambiamo gli indirizzi e lui ci chiede di chiamarlo se dovessimo
avere ancora problemi con le moto, anche dalla Karakorum!!
Ce ne andiamo abbracciando tutti e con le moto che funzionano!!! Che gioia!!
Stasera poi c'è la cena a casa del colonnello Antonio Pennino dell'ambasciata!
Siamo carichi di gioia,abbiamo nostalgia dell'Italia e ci fa molto
piacere incontrare le persone della comunità italiana qui ad Islamabad.
Appena arrivati alcuni si rivolgono a noi in inglese scambiandoci per
pakistani..... "con quelle barbe" ci dicono.
Poi un cameriere ci chiede cosa vogliamo bere e ordiniamo un succo di
frutta perchè ormai siamo abituati ai costumi pakistani. La cosa fa
ridere i presenti che ci dicono che qui possiamo bere di tutto.
Ci spariamo due bei camparini!!!!!!!!
Poi al momento della cena la vediamo! Ci ammalia col suo aspetto
meraviglioso, il suo profumo.....
la pasta!!!!!!!!!!!!!!!
Dopo 40 giorni di astinenza ce ne facciamo due giri!!
Il clima è molto bello e in sottofondo viaggia una bellisisma musica
sudamericana, mentre fuori piano piano sorge la luna tra le palme. Gli
eccellenti sapori italiani si mescolano agli energici suoni latini e
il tutto contornato dal verde e dal cielo di Islamabad.
Arriva anche il momento caraoke al quale non ci sottraiamo, anzi...a
piena voce ci lanciamo nelle interpretazioni più ardue! E' una bella
atmosfera e noi adesso mentre suonano le note di Alan Sorrenti abbiamo
il cuore sul Karakorum, sulle sue vette e i suoi ghiacciai.
Quando si fa un viaggio di questo tipo sentire che il tuo mezzo ti
abbandona ti procura grande scoramento e senso di impotenza.
Ma adesso sembra passato un secolo, finalmente possiamo andare avanti
sulla strada per la Cina!!!!!!

alberto e diego

ODISSEA 2

la giornata di ieri è stata la più difficile,lunga e pesante di tutto
il viaggio.

Da quando siamo arrivati qui abbiamo subito capito che le lungaggini
burocratiche sarebbero state difficili ,ma non immaginavamo quanto,
il giorno dell'arrivo quelli dell'iran air ci dicono di tornare il
giorno dopo e ci può anche stare.
Noi comunqure dopo esserci ripresi un attimo dallo shock del caldo,
siamo andati il pomeriggio stesso alla sezione cargo. Li una banda di
loschi figuri ci ha "intercettato" e dicendo che ci avrebbero
"aiutati" con le pratiche doganali, ma quando abbiamo fatto vedere i
carnets la cosa si è complicata e abbiamo rimandato tutto al giorno
dopo. Andiamo a Karachi e troviamo un albergo allucinante, qui o
spendi pochissimo ( tipo 7 euro in due) ma non hai aria condizionata e
l'albergo è postatomico, o spendi molti soldi, come in Europa, la via
di mezzo non esiste. Va bene ci diciamo che per una notte può andare,
poi la mattina successiva cambiamo albergo e ne prendiamo uno bello
con il parcheggio, il piano è andare all'aeroporto, prendere le moto e
tornare in hotel, rifare i bagagli con calma e la mattina dopo
ripartire.
il giorno seguente le cose si mettono male... ci fanno attendere ore e
sopratutto non ci dicono mai perchè e quanto tempo ci vorrà.
nel tardo pomeriggio incontriamo un funzionario di grado superiore,
scoprendo che non sanno come gestire i carnets, per fortuna proprio
in quel momento arriva un altro funzionario che intuisce qualcosa, va
a prendere un librone con tutte le regole della dogana pakistana ( in
inglese per fortuna) e insieme troviamo la soluzione... per niente
bella: dobbiamo andare la mattina successiva in un altro ufficio, la
custom house a 30 km distanza per far timbrare i carnets.. un altro
giorno perso.

la giornata piu difficile,lunga e pesante di tutto il viaggio comincia
bene alla custom house, dove il mitico mister Zubair ci accoglie al
terzo piano di un edificio a torre in cui è andata via la corrente,
gli ascensori sono bloccati e il caldo torrido ci prosciuga.
Lui è simpaticissimo e soprattutto è l'uomo giusto!!
Ha i timbri per i nostri carnet e un mega registro in cui segna tutti
i nostri documenti e che fotografiamo (sembrano porprio quei libri
delle fiabe più grandi dei personaggi che li gestiscono!!).
Mentre attendiamo le nostre due orette che comunque ci vogliono, ci
intrattiene facendoci assaggiare un tabacco speziato rinfrescante da
tenere in bocca,apriamo la cartina e ci mostra il percorso più bello
ma soprattutto più sicuro per raggiungere Multan e ci fa vedere
l'enorme porto della città dalla finestra del suo ufficio.
Poi finite le formalità ci fa accompagnare da un uomo del suo ufficio
con tutte le pratiche in modo che noi non si debba tornare più lì.

Giunti alla dogana aeroportuale ci sembra sia fatta! Tutti i documenti
sono nelle nostre mani. Convinti che ci diano le moto cominciano
invece le delusioni.
Continuano a rimbalzarci da un ufficio all'altro finchè non ci
fermiamo perchè è venerdì pomeriggio e l'uomo dell'ispezione sta
pregando.
Attendiamo parecchio prima di riprendere l'iter che sembra infinito.
Ogni piccolo granello inceppa la macchina e noi siamo stanchi e non
capiamo tutte queste difficoltà. Unica nota positiva è che anche nel
luogo dei soldatini di carta conosciamo un uomo saggio con cui è
piacevole parlare e che ci spiega finalmente il nonsenso di tutto
questo!
Lui è il signor LALA AYUB!
Poi invece finiamo nelle mani di uno che chiamiamo subito il
"cocainomane" per la velocità con cui parla e si muove senza guardare
in faccia niente e nessuno.
Lui invece sarà la nostra rovina. Perchè nel momento in cui pensiamo
ci diano le moto ci vuole far tornare alla custom house portuale!!
Non ci vediamo più dalla rabbia!
Ormai siamo decisi e non ce ne andremo senza le nostre moto!!
Chiamiamo la nostra ambasciata a Islamabad e loro ci passano il
console di Karachi che ci dice che il venerdì sera è troppo tardi per
fare qualcosa.
La prospettiva di stare ancora fermi senza moto (dopo una
settimana!!)ci fa impazzire e vogliamo assolutamente farla finita con
questa storia.
Il console ci manda una persona di fiduacia che ci aiuta molto a
seguire le procedure.
Sono le 18.30 quando questa persona arriva al magazzino dell'aeroporto
ma vi diciamo subito che le moto le ritireremo alle 22.30!!!
Ci diamo addirittura da fare per compilare i moduli e velocizzare le pratiche.
Ormai per noi la dogana non ha segreti e vorremmo quasi forzare per
prenderci le moto ma cerchiamo di mantenere la calma.
Prima di poter ritirare le moto abbiamo un'altra spiacevole sorpresa!!
Dobbiamo pagare il deposito! Loro ci hanno tenuto 3 giorni a
girovagare come matti e vogliono pure che gli paghiamo il deposito e a
caro prezzo. Infatti non paghiamo il prezzo del peso reale delle casse
ma anche qui come in iran quello ideale del volume!Inoltre hanno messo
le casse tra il materiale pericoloso e la cifra si gonfia ulteriormente!
Siamo delle belve, ma il peggio deve ancora venire.
Quando finalmente ci danno le moto chiediamo di potere lavorare nel
magazzino e mr.Lala acconsente.

ok ci diciamo, sotto al lavoro: nel capannone ci sono non meno di 50
gradi, dopo due
minuti siamo completamente lavati di sudore, gli atrezzi scivolano
dalle mani e il sudore entra negli occhi, ma con fatica e pazienza
andiamo avanti. La moto blu è quasi finita la rossa e ancora
tutta da fare quando arriva il funzionario di turno che ci sbatte
letteralmente in
strada, secondo lui non possiamo stare assolutamente li, ormai sonoi
andati tutti via, il
tipo dell'ambasciata è stato invitato dal console a vedere la partita
dell'italia, tutti
i funzionari che abbiamo conosciuto sono andati a casa.....

Ci troviamo per la seconda volta a lavorare per strada ma questa volta
è mezzanotte e siamo a Karachi!
La città è piena zeppa di militari e gli hotel come protocollo pagano
delle guardie armate! Non è un clima che ti rassicura.
Siamo avvolti da un nugolo di persone che per la verità sono
lavoratori del magazzino ma la tensione noi la sentiamo.
alla fire alla una di notte le moto sono pronte, riempiamo i serbatoi
con le bottiglie di benzina che avevamo preparato, accendiamo e.....
la moto blu NON PARTE, NON PARTE!!!!

le proviamo tutte NON PARTE!! smontiamo rimontiamo ma niente NON PARTE.

siamo stanchi,disidratati e incazzati neri!
Uno dei lavoratori ci chiede cosa pensiamo di fare. Noi siamo disperati.
Lui si propone di spingere la mia moto con la sua vespa!
Non ci sembra vero, in hotel abbiamo un parcheggio sicuro e riuscire a
mettere in salvo la moto ci permetterebbe di lavorarci l'indomani con
calma.
Unica cosa che lui chiede è che sia Diego a guidare la mia moto perchè
pesa di meno (fat man!!)
Così con una piccola spinta vedo il tipo che con il suo piede spinge
la moto in tutta tranquillità!
Arriviamo ad un distributore dove io faccio il pieno alla moto di
diego e pago la benzina della vespa del nostro salvatore.

Alberto:
Al primo semaforo scendo per spingere e facilitare l'operazione ma
quando torno sulla moto scatta subito il rosso e perdo i due.
Qui la faccenda si complica perchè il semaforo rosso dura parecchio,
la moto di diego non ha la luce anabbagliante (si dev'essere bruciata
la lampadina nel viaggio in aereo) e la guida è all'inglese (a
sinistra).
Finalmente il verde, passo il semaforo e dopo un pò vedo il tipo sulla
vespa che spinge diego su ponte e li seguo.
Dopo poco finiamo in una via buia in una direzione che non mi sembra
quella giusta. Accendo l'abbagliante...altra sorpresa!! Non sono loro.
La vespa è un'altra vespa che spinge un motorino senza la luce dietro
ma che non è la mia moto!!
Qui l'ho combinata!
Cerco di districarmi tra queste strade buie e completamente sconosciute.
Cerco di riprendere la grossa via che porta all'aeroporto ma la mia
strada va in un'altra direzione. Poi giungo in una piazza dove c'è un
ristorantino e quindi un militare. Gli chiedo indicazioni per l'hotel.
Lui parla solo urdu e con il solito linguaggio dei gesti capisco
qual'è la direzione.
Mi sembra che abbia parlato di un ponte.
Attraverso un passaggio a livello e mi accorgo di tenere la destra
anzichè la sinistra (per fortuna prima dell'arrivo dell'autobus!).
Poi la strada prosegue in una strada stretta e buia dove sul
marciapiede stanno dormendo una decina di persone.
Sono quasi tentato di tornare indietro ma poi......eccolo il ponte!!!
Faccio il ponte e mi ritrovo nei pressi dell'albergo. Riconosco la via
e i cartelloni pubblicitari di cui le multinazionali amano disseminare
la città!
Arrivato in hotel chiedo di fare una telefonata.
In modo quasi telepatico proprio in quel momento arriva una
chiamata...è Diego!
La sua preoccupazione mista alla rabbia è molto simile a quella di un
genitore ma questa situazione incredibile è davvero inspiegabile!!
Ci ritroveremo più tardi in hotel!

Diego:
ok sono le tre di notte a karachi, qui guidano all'inglese come a
cipro, dobbiamo fare 25
km in mezzo ad un traffico paura ( non si fermano mai) ma dopo i primi
km sembra quasi
divertente!!! anzi è una figata!! il vespista spinge alla grande sui
bauli e si va via fino a 50 km/h!!! a un certo punto dopo un incrocio
il vespista mi suona , mi giro e mi fà capire che alberto non si vede
più!! o cazzo no!!

ci fermiamo e il vespista torna indietro a controllare (in
contromano!!) rimango li e
aspetto, mi dico tutto ok sono con una moto in avaria al lato di una
strada a scorrimento
veloce a Karachi alle tre e mezza di notte che cosa potra mai
succedere??.. succede che
alberto non si trova!!!! puttana eva!!

ok la nostra regola in casi come questi è molto semplice: si torna
all'ultimo punto in
cui ci si è visti di sicuro, vale a dire l'ultimo incrocio.
Giro la moto e A PIEDI IN CONTROMANO la spingo fino all'incrocio, (
per gli standard di qui niente da eccepire) intanto il vespista
perlustra la zona e prova i bivi.
Arrivo all'incrocio e Alberto non c'è, mi dico aspetta e calma ma
intanto lo maledico.. una cosa doveva fare, starci dietro.., e se è
andato contromano??? e se si è perso???

Mi si avvicina un ragazzo e chiede cosa succede, cerco di spiegargli e
mi dice chiamalo
al cell, certo gli dico se non lo avesse perso a teheran!!!!

dopo un quarto d'ora torna il vespista senza notizie. cosa fare??
provo a chiamare
l'hotel e .... mi dicono che è arrivato proprio in quel momento !!!

come l'ho insultato!!! i pakistani non ci potevano credere!!!

abbiamo proseguito fino all'albergo e ci siamo reincontrati!!! che
gioia vederlo sano e salvo!!!

Dopo una bella dormita rimane il rammarico di non poter partire e di
dover lavorare sulla moto blu.
Cosa che facciamo quanto prima e dopo tre ore la bimba riprende a
cantare!!!!!!!!!!!E' un problema elettrico e Diego ha scaricato da
internet il manuale e ha seguito passo passo tutto il circuito fino a
trovare il problema. Qui ringraziamo il personale dell'hotel che ci ha
forniti di un volmetro.
Adesso le cose cambiano
con la moto sotto le chiappe il mondo è diverso!
La gente è spinta dalla curiosità di sapere e non dalla diffidenza.
Anche i poliziotti ci fermano per sapere da dove arriviamo e uno
chiama suo fratello a roma per farci parlare con lui!
Siamo tornati agli antichi splendori!
Non abbiamo finito di sistemare le moto che arriva un operatore di
Channel 5 televisione locale, mandato dal nostro amico Shakill di
milano dell'associazione Pakitalia!
Tornano i sorrisi e la determinazione.
Fra poche ore saranno le 5.00 e noi partiremo alla volta di Multan più
carichi che mai!

alberto e diego

PENSIERI | Thea

Due HONDA mordono la strada il paesaggio sfila sempre nuovo,si impiglia
tra le reti della mente.Montagne.Steppa o città azzurre.Uomo offre
frutta,yougurt,dolci l'ombra accogliente di una casa....Il chai colora
il vetro...e sul nostro palato,magicamente,si materializza il cibo sano
di DASHI,quel luogo non svelato dalle mappe.E sai,riusciamo quasi a
toccare le rughe del vecchio che vi accoglie,le sue vene scure delle
mani,piccoli ruscelli che scorrono tranquilli....Gli animali pascolano,
i cani annusano le moto,l'estensione gode la forza dei silenzi.....IRAN.
Gli stranieri parlano con gesti e occhi calmi....L'aria alza
leggerezze....Ascolto sfumature dietro le parole....e so che la vita
sfoggia in un incendio di colori,dove poi tutto ricresce e si
moltiplica.Il greto secco del fiume coglie la tua distrazione.Ma è
bellissimo fermarsi,la strada lo richiede....
"Icaro si è perso molto,lontano dalla
polvere"
Il blog ha il volto di più di 6000 ascolti!!

A Sud del cuore Thea

KARACHI

La notte passata in aeroporto si e' conclusa con un'alba bellissima sulla pista dell'IMAM KOMEHINI (la nostra malpensa). Atteriamo a KARACHI e siamo in PAKISTAN!!
Che emozione!
Nonostante i due paesi confinino qui ci sembra di essere su un altro pianeta. Fa un caldo mostruoso' 48 gradi ed e'umidissimo. Dobbiamo lottare con le lungaggini doganali anche da questa parte. Non siamo riusciti a portarci via le moto oggi ma abbiamo gia' fatto molto lavoro. Domani contiamo di riprendere il viaggio. Ci manca la moto e ci manca il nostro movimento perpetuo e indipendente. Siamo alloggiati in una stanza postatomica! Ci sono anche degli scarafaggi ma che si muovono poco...hanno caldo anche loro!! Che posto incredibile!! Che colori, che odori, che suoni, che luce! La gente e' molto diversa e lo siamo anche noi per loro!!
Le contraddizioni esplodono per strada con tutta la loro carica deflagrante! Noi non eravamo mai stati da queste parti e rimaniamo a bocca aperta!! Adesso capiamo i racconti entusiasti degli amici tornati dall'india! Noi ci godiamo la nostra prima volta e siamo sicuri che impareremo presto a sentirci a casa anche qui!

Alberto e Diego

DA SHIRAZ A TEHERAN

Salutiamo Dirk al bivio, lui torna verso Shiraz per poi proseguire

verso il golfo persico, noi torniamo verso Isfahan.
Ormai siamo legati da vera amicizia.
Abbiamo scelto un percorso il piu' differente possibile rispetto a
quello dell'andata, ma anche quando ci troviamo sulla stessa strada la
prospettiva e' completamente diversa. Ritroviamo il nostro mare di
roccia ma questa volta siamo nella direzione delle onde e ci muoviamo
con le creste e anche il vento ci spinge.
Dirk prima di partire ci ha segnalato un villaggio a circa 80 km da
Isfahan dicendo di non perderlo assolutamente.
Aveva marcato il punto con il GPS e ce lo ha dato.
Dunque ora e' quella la nostra meta e seguiamo la linea retta che il
potente strumento ha tracciato come via piu' breve per arrivare.
Immaginatevi questa scena dall'alto:
una steppa sconfinata che si perde nell'orizzonte multicolore. C'e' il
giallo della sabbia, il colore scuro delle pietre, gli arbusti verdi,
quelli secchi e i loro fiori viola.
2 puntini si muovono in questo scenario alla giusta distanza per
evitare di mangiare l'uno la polvere dell'altro.
Il loro morale altissimo.
Il loro obbiettivo un villaggio sperso chissa' dove!
Per raggiungerlo ruscelli da guadare, pietraie, sabbia e montagne da superare.
Sul letto di un fiume che non esiste piu' io arrivo un po' moscio, la
ruota davanti mi si pianta nella ghiaia e addirittura la moto si
spegne! (la mia testa era persa nel paesaggio)! Non ci provo neanche a
tenere in piedi la moto cosi' carica....salto giu'.
Non mi faccio niente e la moto neanche (devo solo stare piu'
concentrato sulla strada).
Mentre Diego filma e documenta il primo "crash"del viaggio io chiudo
il rubinetto della benzina.
Poi tiriamo su la moto e ripartiamo, dritti verso quel punto rosso sul
display...fantastico!
La steppa brulica di vita, dagli uccelli colorati, alcuni mai visti,
alle lucertole che disturbiamo al nostro passaggio e le vediamo
schizzare davanti alle ruote, agli innumerevoli insetti.
Pero' c'e' stata anche una specie di volpe che alla velocita' della
luce ha aperto la strada a Diego per qualche centinaio di metri, prima
di scartre sulla sinistra e sparire chissa' dove!
Arriviamo ad Esfahan dove decidiamo di cambiare dei soldi che ci
serviranno a Teheran. Li' conosciamo 2 ciclisti svizzeri che hanno
fatto il nostro percorso in bici mettendoci quasi 5 mesi.
Diego chiede ad un poliziotto dove puo' cambiare i dollari e lui lo
porta da un uomo in strada che gli fa il cambio ufficiale!!
Arifantastico!
In uscita dalla citta' facciamo scorta di acqua e frutta e ripartiamo.
Al tramonto decidiamo di mettere la tenda in un punto della steppa a
ridosso di alcune colline per restare riparati dal vento.
Dopo il tramonto cala il vento e ci sdraiamo fuori dalla tenda a
contemplare il cielo stellato. Vediamo anche una stella cadente e un
paio di satelliti che viaggiano velocissimi attorno alla loro orbita.
Fin da bambini abbiamo avuto la passione per l?astronomia e questo
posto, adesso che e? calato il vento e c?e? un silenzio irreale, col
suo aspetto desertico ci fa imaginare di essere su un altro pianeta!
Nonostante siamo a 1700m non fa freddo e ci sentiamo in armonia con
l?ambiente.
La mattina dopo giungiamo al villaggio e alle sue antiche mura che ci
dicono avere 5000 anni!
Qui siamo accolti con ancora piu? calore del solito.
Un uomo, il signor Hissan, ci porta a casa sua. Non parla una parola
di inglese ma e? un contadino e ci invita a mangiare lo yogurt del
latte della sua capra, il suo pane e le verdure del suo orto!
Le verdure sono crude e ci sono foglie di cipollotto e una insalata
buonissima. Imitiamo il suo modo di fare ci prepariamo dei piccoli
involtini di pane e verdure che poi intingiamo nello yogurt.
Delizioso!
Dopo mangiato guardiamo la mappa e il posto non e? segnato. Forse e?
vicino a Dashq.
Ora la nostra meta e? Teheran.
Ma abbiamo tutto il pomeriggio e nessuna fretta di arrivare in citta?.
Questi percorsi secondari che prendiamo ci portano nel cuore dell?Iran
lontano dagli itinerari turistici.
E' facile individuare i villaggi per il folto verde che vi cresce
intorno e per le mandrie di capre e pecore. A volte incontriamo
qualche asino.
Poi di lato vediamo una montagna vera e propria, e una sterrata che si
addentra nei suoi meandri. Riusciremo a passare dall?altra parte?
La cosa migliore per scoprirlo e? provarci.
E? cosi?che ci troviamo su una delle piu? belle strade sterrate di
montagna che abbia mai percorso, si arrampica sempre piu? irta fino
alla vetta!
Da li? ci appare un paesaggio biblico!
L?Iran e? un paese immenso, la steppa ogni tanto e? interrotta dale
vere e propie oasi che segnalano villaggi e fattorie. Una meraviglia.
In vetta troviamo molte persone che salgono su un carretto tirato da
un trattore pronte a scendere per tornare chissa? in quale villaggio,
infatti in cima, oltre al solito ripetitore radio, c'è un ben più
antico e affascinante tempietto che i contadini del posto vengono
regolarmente a visitare. quelli che sembrano i custodi del luogo ci
offrono il chai che beviamo volentieri.
E? ancora festa in Iran e loro ci invitano a mangiare il Kebab assieme
alle loro famiglie.
Sarebbe un?altra esperienza da fare assolutamente ma dobbiamo
viaggiare ancora molto.
Loro accennano addirittura a voler uccidere un capretto per noi!
Ridono e si divertono guardando il nostro abbigliamento. Tutti ci
chiedono come facciamo a stare vestiti cosi? senza morire di caldo. In
effetti siamo proprio dei marziani!
Lasciamo la vetta del monte nei pressi di Golpeigan e ora dobbiamo
raccordarci all?autostrada per tornare alla capitale.
Ci dispiace un po? lasciare la nostra strada di terra e sassi!
A 30 km dalla citta? il sole cade sull?orizzonte regalandoci un?altro
tramonto meraviglioso. Guidiamo morbidi voltati verso il sole mentre
le machine che passano ci salutano e ci danno il benvenuto..
Troviamo posto nello stesso Hotel che ci aveva ospitato qualche giorno fa.
Siamo stanchi ma gasatissimi. Ci manca il nostro hotel a 1000 stelle
ma e? fantastico farsi una bella doccia calda. Subito dopo
stramazziamo al suolo fino al mattino dopo!

L?ODISSEA DELLA SPEDIZIONE

Il nostro ritorno e? legato alla preparazione delle moto per la spedizione.
Scopriamo che sabato e? festa nazionale. Dobbiamo smontare le moto,
montare le casse che ci ha fatto il falegname e portarle in aeroporto
per farle stivare sul nostro stesso volo.
La festa la passiamo a lavare gli "olds boys", che ne hanno bisogno,
per permetterci di lavorare più agevolmente e preparare quella parte
di bagaglio che dovra? viaggiare nelle casse.
Il giorno dopo sveglia all?alba. Alle 7.30 siamo attesi dal falegname.
Lui si trova in un sobborgo periferico della citta? ed è molto
distante dall?hotel.
La bottega del falegname e? talmente piccola che i pezzi della cassa
sono appoggiati al muro fuori dalla porta.
Ci guardiamo intorno e chiediamo dove dovremmo lavorare. Ci
immaginavamo una situazione totalmente diversa. Non dico un capannone,
ma almeno un cortile.
Ma la risposta non tarda ad arrivare. Con grande naturalezza il nostro
amico ci indica la strada!
Orami siamo in ballo, balliamo!
Scegliamo almeno un posto all?ombra.
Diego è un grandissimo e fa tutto!
Lavora come un matto e dirige il lavoro del falegname e il mio! Oltre
ad essere un radar ha anche 2 o 3 personalitaà in grado di lavorare
contemporaneamente.
Neanche a dirlo col passare delle ore la strada si affolla e noi siamo
l?attrazione dell?anno! Un vecchietto si avvicina chiedendo se
vogliamo del chai. Gli rispondiamo di si e torna con the, pane e
formaggio buonissimo!
Anche se assorti nel lavoro ci rendiamo conto che c'è troppa gente
attorno a noi e alle moto e questo ci innervoscisce. Quando vado a
prendere la telecamera per fare alcune riprese della fase di
smontaggio,sorpresa!!!!Non c?e? piu?!!!!!!!!!!!!!Lo facciamo presente,
tra il disperato e l'incazzato, e due iraniani partono su una moto a
tutta velocità!
Lo spirito con cui stavamo lavorando svanisce. Ora siamo più tesi.
Dobbiamo tenere gli occhi ben aperti e non riusciamo più a
concentrarci a dovere.
Dopo 20 minuti gli iraniani tornaro gridando ?mister, mister, your camera!!?.
L?hanno ritrovata! una situazione da "mafia" iraniana.
Comunque non siamo rilassati. La notizia del furto attira ancora più gente.
Inoltre dopo il recupero della refurtiva si è presentato uno strano
tipo che ha discusso con quello che ci ha ritrovato la telecamera.
Sembra essere scocciato del suo gesto.
Infatti comincia a provocare tutti gli iraniani che lavorano con
noi. Qualcuno ha chiamato la polizia che tenta di disperdere un pò di
gente, ma lui resta sempre nei pressi. All?improvviso scoppia una
rissa tra il ragazzo e il falegname. Non ne capiamo il motivo ma non
ci scomponiamo e andiamo avanti a lavorare.Abbiamo l?unico desiderio
di riuscire a finire in fretta anche perchè cominciamo ad essere molto
stanchi.
Pur non essendo in una reale situazione di pericolo è la prima volta
che non ci sentiamo a nostro agio. Il falegname è andato al
commisariato col ragazzo.Ci aiutano un suo collaboratore ed un
camionista che come noi vogliono finire velocemente.
Finito di imballare le moto dobbiamo caricarle. Le casse pesano 300kg l?una!
Ma qui la folla ci viene in aiuto. Senza dover chiedere niente tutti
si danno da fare per aiutarci e in pochi minuti le moto sono sui
furgoni.
Salutiamo e ringraziamo tutti e ci dirigiamo in aeroporto.

L?appuntamento è al terminal cargo.
Qui però abbiamo l'ennesima sorpresa: la dogana è chiusa!Vogliono
rimandarci indietro.
Per noi diventerebbe un enorme problema! Non sapremmo dove mettere le
moto oltre al fatto di avere poco tempo e rischiare di far saltare la
spedizione per il giorno prefissato.
Ma i giorni passati a Teheran ci hanno insegnato a conoscere gli
iraniani e a non disperare mai. Diego in una lingua mista fra inglese,
farsi, italiano e molti gesti spiega la situazione e fa capire che per
noi è impossibile riportare le moto in città!Il tutto con la dovuta
cortesia e anche un pò di cerimonialità. Gli iraniani adorano gli
stranieri e per noi italiani hanno una particolare passione. Qualche
battuta su calcio, mafia e spaghetti ed ecco il miracolo! Si aprono le
porte del magazzino e portiamo dentro le moto. Qui troviamo le persone
dell?Iran Air Cargo Handling Office che sono cordiali e disponibili.
Ci vedono affaticati e accaldati e ci portano in ufficio e ci offrono
acqua, the e qualche frutto.
Diego si era fermato per strada a comprare dei teloni di pvc e col
loro aiuto finiamo di coprire le casse.
Ci sono stati poi due giorni passati in tutte le dogane di Teheran per
riuscire a farsi timbrare il Carnet de Passage en douane che e' il
documento per l'esportazione temporanea del veicolo in un paese non UE.
Qui gli uffici pubblici chiudono alle 14.00. Previa telefonata
dall'ultima dogana in Teheran siamo riusciti a farci attendere e
correndo come matti insieme al nostro MR.WOLF risolvo problemi, un
personaggio che abbiamo assoldato per riuscire nell'impresa,siamo
arrivati in aeroporto con l'ufficiale di dogana gia' fuori
dall'ufficio e le chiavi in mano che stava andando a casa!!!! Al pelo,
al cardiopalma!!
Ora le nostre moto sono pronte per essere spedite!
Non ci sembra vero essere riusciti a farlo !!
Una gioia immensa ci pervade perchè c'e' solo un volo alla settimana.
Se avessimo perso questo il viaggio sarebbe finito per noi. Una
settimana qui o a Karachi significa non riuscire ad arrivare in cina
per i tempi stabiliti. Per entrare in Cina con la moto abbiamo dovuto
iscrivere le moto alla motorizzazione cinese, trasformare la nostra
patente in patente cinese, noleggiare una guida ed il suo autista!!
Alla frontiera arrivera' una persona a portarci le targhe e I
documenti. Ecco perche' non possiamo mancare l'appuntamento!!
Ora ci aspetta il Pakistan e la nostra avventura riprendera? da Karachi!!
Siamo ancora increduli perche' questa e' un'avventura nell'avventura,
ma non ci fermeremo davanti a nulla!!


Alberto e Diego

DA ESFAHAN A SHIRAZ

Lasciata a malincuore la città delle mille e una notte ci dirigiamo
verso Persepoli. Abbiamo nei piani di riuscire a raggiungerla in
giornata ma è una bella tirata.
La strada è meravigliosa, con la steppa che ci circonda a perdita
d?occhio. Ogni tanto viene ingoiata dalle montagne e ci lanciamo a
piena velocità nel ventre della terra.
Curva dopo curva le sorprese non finiscono mai, ma non potevamo
immaginare che sarebbe accaduto l?impossibile!!!
Proprio su una curva troviamo un gruppo di motociclisti iraniani che
si sbracciano come matti!!
Ovviamente ci fermiamo per salutarli e dal gruppo spunta Dirk!!!!!
Amico che gioia rivederti!!
I motociclisti iraniani sono tanti e tutti simpaticissimi. Quando ci
abbracciamo con Dirk si buttano sopra di noi come se ci conoscessimo
da sempre.
Diego aveva visto con la coda dell'occhio la unica e sola OLD LADY.
Per me è stata una sorpresa bellissima.
Lui ci racconta che si è fermato due giorni ad Esfahan(la città
merita) così siamo riusciti a ripescarlo.
Rimaniamo sorpresi di vedere Honda, Yahmaha,BMW, Kawasaki e Suzuki di
grossa cilindrata in un paese dove è vietato possedere moto di
cilindrata superiore ai 250cc!!!
Incuriositi chiediamo come possano avere quelle moto. La risposta è
ovvia: le hanno prese di contrabbando!! Infatti girano senza targa e
non hanno documenti di immatricolazione!
Vengono da Shiraz e noi li soprannominiamo subito "la gang di Shiraz".
Sono organizzatissimi. Hanno addirittura aperto un negozio che vende
pezzi di ricambio e tutto ciò che serve per la moto!
Questa si che è passione!
Ma con la polizia come la mettiamo?
Loro hanno una tessera come primo motoclub dell'IRAN. Mostrano quella
e discutono un pò.
Proprio ora che li abiamo incontrati stavano andando a Teheran per la
commemorazione dell'anniversario della morte dell'Imam Komehini ma un
poliziotto li ha fermati e ha sequestrato loro le moto per un giorno!
Stanno dunque tornando a casa e ci chiedono di aggregarci a loro! Non
riusciamo a descrivere la gioia incontenibile di quell'incontro!
Partiamo sparati con gli iraniani che fanno qualche penna per salutarci!
Loro sono più veloci ma abbiamo appuntamento a una 50 di km per il pranzo!
Per Dirk adesso siamo diventati la OLD LADY E GLI OLD BOYS!!
Va più che bene!
Arriviamo al ristorante ed è uno spettacolo parchggiare le nostre moto
insieme a tutte le altre, per non parlare dei caschi! Ci vogliono 2
tavoli per raccoglierli tutti uno sopra l'altro!
Si mangia e si chiacchera divisi per tavoli. Dopo pranzo alcuni si
sdraiano col chai in mano (ci sono sempre queste specie di divani dove
ci si può anche sdraiare senza scarpe, la troviamo una cosa
meravigliosa).
Che bella atmosfera, è piacevole parlare con loro. Ci hanno
addirittura offerto il pranzo!
Noi tre ci muoviamo prima perchè andiamo piano e di strada ne
abbiamo molta da fare. Certo non riusciremo ad arrivare a Persepolis.
Poco male.
Dormiremo per strada.
Facciamo scorta d'acqua e cibo e via a cercare un posto dove campeggiare.
Qui nella steppa il vento soffia forte, specie al tramonto e non è
difficile incontrare anche piccole trombe d'aria. Una passa prorpio
sopra la nostra testa e ne vediamo l'ombra sull'asfalto.
Usciti dal paese dove ci siamo fermati a fare spese ci inoltriamo su
uno sterrato per alcuni km.
Siamo lontani dal rumore e abiamo uno spettacolare tramonto che ci
illumina. Fatte le foto montiamo il campo.
Dirk ha la nostra stessa tenda. Praticamente siamo attrezzati nello
stesso modo.
Il cuoco è lui e prepara uno zuppone di tonno e fagioli. Abbiamo preso
il buon pane iraniano. Tutto è così gustoso per noi oggi!!
Calato il buio stiamo decidendo di andare a letto quando vediamo fari
di moto arrivare nella nostra direzione. Il fuoco e le luci che
abbiamo in testa devono averli incuriositi.
Si presentano 3 moto iraniane 125cc honda da cui scendono due
ragazzi, un adulto e un bambino che ha in mano un bastone. La scena è
comica perchè noi 3 siamo mezzi nudi con i pantaloni da ciclismo e gli
stivali da moto ai piedi!!!
Loro sono un pò sconcertati. Non parlano una parola di inglese ma con
il linguaggio universale dei gesti ce la caviamo alla grande.
Capiamo che sono contadini (in farsi coltivater, non c'è bisogno di
gesti) e che vivono nel'oasi di Chellhell Zareei a qualche km da dove
abbiamo messo le tende.
Il ragazzino viene mandato alla fattoria e torna con un secchio di
Zardalù, albicocche!!!
Loro sono curiosi e guardano le moto e ci chiedono quanto costano, da
dove veniamo.
Poi ci invitano a mettere le tende vicino alla loro fattoria perchè
qui ci sono cani randagi e un grosso gatto che non capiamo che animale
possa essere.
Gli spieghiamo che a noi piace dormire sotto le stelle, sentire gli
uccelli che cantano al mattino, uscire dalla tenda e trovere il
silenzio della steppa. Loro non capiscono ma si adeguano.
Dopo u pò arriva un'altro amico con la macchina. Guardano le moto estasiati.
Ci mettiamo tutti in cerchio a parlare alla sola luce di una torcia
ed è un'altra situazione fortissima.
L'incanto lo rompe Dirk che emette un peto fortissimo e dopo si gira
verso Alì, il bambino, indicandolo come il responsabile! Gli iraniani
ridono come matti mentre Alì cerca di discolparsi in tutti i modi.
Dirk è così alla fine riesce sempre a far divertire tutti.
Ora facciamo capire loro che per noi è arrivata l'ora della nanna, ma
loro se ne vanno solo dopo aver strappato la promessa che passeremo a
salutarli domani.
La mattina dopo è una processione di iraniani.
Il fratello grande di Rachman, uno dei ragzzi di ieri,con il padre.
Poi arrivano Rachman ed Alì.
Tolte le tende li seguiamo nell'oasi.
Qui si ricordano che quando ieri ci hanno chiesto la nostra
professione Diego ha detto loro che ero un dottore (anche perchè è
difficile spiegare cosa faccia un educatore).
Quindi mi chiedono di visitare il vecchio padre.
Io ho studiato medicina e frequentato ospedali per 10 anni anche se
non mi sono mai laureato.
Una visita non mi spaventa. Il vecchio si stupisce che io non abbia
dietro i miei strumenti. Gli spiego che tutto quello che mi serve sono
le mie orecchie, i miei occhi e le mie mani.
Dopo essermi lavato le mani e la faccia al ruscello ed essermi tolto
gli stivali entro umilmente nella loro umile casa e mi salta subito
all'occhio il poster di una Harley non so bene quale modello.
Visito il padre sotto gli occhi increduli delle donne.
Lui sta benone ed è forte ha solo difficoltà a scaricarsi ma la pancia
è morbida e non ha dolore.
Gli consiglio di mangiare meno riso e più verdura.
Mi si presenta ora quella che penso essere la suocera del fratello
grande di Rachman.
Le chiedo che problema ha e lei mi mostra il cuore. Ha infatti un
evidente soffio mitralico e una fibrillazione atriale.
Lei lo sapeva già e mi dicono che a Esfahan vorrebbero operarla ma lei
ha paura.
Le dico che solo lei potrà scegliere ma che io seguirei i consigli dei
medici dell'ospedale.
Lei ha paura, lo leggo nei suoi occhi e mentre lo faccio mi accorgo
che porta gli occhiali. Le guardo i piedi ed esclamo:"tu hai il
diabete!".
A questo punto si alza un coro "good doctor ,good doctor, diabet! "
Voglio ringraziare pubblicamente mio padre, grande diabetologo di
milano, per tutto quello che mi ha insegnato!
Le chiedo se prende medicine che qui chiamano DORU. Non ne ha.
Allora le dico di evitare di mangiare lo zucchero. Mi fanno vedere le
Zardalù (evidentemente ne è golosa) e l'olio. Albicocche 3 al giorno
al massimo e olio 2 cucchiaini da caffè.
Il riso va bene ma solo se bollito, scolato e poi sciacquato sotto
l'acqua per pulirlo dall'amido.
A quel punto tutta l'oasi si fa passare in rassegna.
Per fortuna stanno bene tranne la mamma che ha una artrosi che le
attanaglia soprattutto le spalle e le braccia. Spiego che è un
problema dell'età. La signora secondo me ha 60 anni, scrivo su un
foglio 50 per essere carino mi dicono che ne ha 47!!!
Dico al figlio che dovrebbe andare a Sareyn alle terme miracolose e
che deve stare più a riposo senza lavorare. Poi le regalo un olio per
massaggi contro i dolori che mi è statoi regalato a mia volta e so che
la persona che lo ha fatto mi legge ma so anche che capirà il mio gesto.
Io adoro questa gente. Guardo e tocco le loro mani e i loro volti
bruciati dal sole, dal vento e dalla fatica e ci leggo gli antichi
splendori dell'impero persiano. Per me sono questi gli eroi, che
prendono un pezzo di terra e sassi, ne cavano acqua e lo rendono il
pezzo di terra più verde e fertile che si possa immaginare. Sono
commosso dalla naturale fiducia con cui uomini e donne mettono i loro
corpi nelle mie mani. La cosa mi stordisce e mi sembra di non fare
niente per avere tutto questo.
Alla fine delle visite ormai sono good doctor e la suocera del
fratello grande di Rachman mi fa capire che andrà nuovamente a
Esfahan. Uscito dalla casa c'è chi mi fa vedere la sua pecora che
viene tosata ancora a mano, chi i suoi piccioni viaggiatori e ne fa
volare uno per me,una bambina mi porta il suo piccolo capretto e me ne
dice il nome. Io sono imbarazzato.
Poi Alì mi chiede cosa deve mangiare per diventare grande e forte. Gli
dico che deve bere il latte che munge dalle sue capre, mangiare la
carne delle sue pecore e la verdura che la mamma raccoglie nei campi e
di non dimenticarsi le dolci e succose zardalù che coltivano con
passione.
Insistono perchè ci si fermi a pranzo ma non possiamo proprio.
Lasciamo la splendida famiglia e mentre il mio sguardo scivola su quei
volti e quei muri di paglia e terra penso ad Alì che diventerà
sicuramente forte, saggio e coraggioso perchè è parte della profonda
generosità della terra e del suo popolo!
Arriviamo a Persepoli e troviamo il campeggio dove lasceremo il carico
delle moto.
Finalmente via i caschi e gli scafandri, ma con pantaloni e maglietta
e le moto leggere faccimo quel km che ci separa dalla maestosa
capitale dell'impero degli Achemenidi!
Inutile dire che siamo emozionati e quando attraversiamo le porte
della città è come tuffarsi nel passato.
Le mura rimaste, le colonne, i capitelli, le ceramiche, le statue, i
bassorilievi, le decorazioni ci raccontano una storia di 2500 anni fa.
Grazie a Diego riusciamo a immaginarci il palazzo al quale accediamo
attraverso la scala della Apadana. Attraversiamo la sala delle 60
colonne e poi quella delle 100. Colonne alte 10 m. Sono impressionanti
i buchi in cui ruotovano i cardini di queste porte maestose.
Vediamo anche i dignitari portare i tributi a Dario I il grande imperatore.
Diego legge ad alta voce le parole di Serse tradotte dalle iscrizioni
in cuneiforme e ci viene la pelle d'oca.
Ci dicono che ogni uomo,donna o bambino che abbia lavorato alla
realizzazione della città fu pagato con pecore, stoffe, cibo o quanto
richiesto e questo significa che non si può parlare di schiavitù in
questo caso.
Siamo affascinati dagli oggetti che vediamo nel museo i cui interni
sono del tutto originali!
Vediamo come da sempre gli uomini hanno contaminato le loro culture e
riconosciamo le influenze degli egizi, degli assiri degli elamiti e
delle culture più ad oriente.La concezione della città è persiana ma
sono state chiamate le migliori maestranze dell'epoca per le
realizzazione.
Poi siamo colti da vero sgomento perchè sentiamo l'urlo feroce della guerra.
E' Alessandro il macedone, detto il Grande, che giunge fino a qui
portando morte e distruzione. Davanti a quello che rimane della sala
del tesoro ci rendiamo conto dell'enormità e della ricchezza
dell'impero Persiano pensando che ad Alessandro ci vollero più di 3000
cammelli per portare via il prezioso bottino.
La città poi è inserita in un contesto più che suggestivo, tra rocce
millenarie scavate per realizzare le tombe di Artaserse e Artaserse I.
La luce in cui la città è avvolta è stupenda e per noi è come essere
in una macchina del tempo.
Diego è incontenibile, non gli si riesce a stare dietro. Ti giri e non
lo vedi più. Non vuole sprecare una goccia di questa luce e fa molte
riprese di ogni particolare.
Prima di andare via proviamo un'ultima volta a rivedere la città
intatta con i suoi palazzi e la sua grandiosità. Arrivare dalla natura
incontaminata e trovarsela davanti sicuramente toglieva il respiro!
Questo pomeriggio tra le antiche pietre non ha deluso le nostre
aspettative e ci ha fatto innamorare ancora di più di questo paese
straordinario!
Per la sera abbiamo in programma di andare a visitare Shiraz.
Siamo stanchi ma non vogliamo mancare l'appuntamento con una delle più
belle città dell'Iran. Inoltre ci farà da guida Alì, il nipote di
Saman che è stato un allievo di Diego alla scuola di vetroricerca.
Alì è un ragazzo simpatico che parla benissimo inglese, per me troppo
bene e troppo velocemente.
E' festa qui a Shiraz e lui ci porta a visitare la tomba di Hafez il
più importante poeta dell'iran.
Rimaniamo colpiti dal numero di persone che affollano lo splendido
giardino che ospita la sua tomba.
E' un vero e proprio pellegrinaggio e noi non siamo abituati a
celebrare in questo modo i nostri poeti soprattutto se pensiamo che
Hafez nasce nel 1300.
La tomba di marmo è disposta al centro del giardino all'interno di un
padiglione ottagonale e sul coperchio è inciso un suo verso.
Ma la cosa che ci affascina di più è proprio l'atmosfera. Il sole è
tramontato e c'è una luce irreale e dagli altoparlanti risuonano i
versi del poeta. Le persone si pressano per riuscire a toccare la tomba.
Alcuni leggono i suoi versi dai libri. sembra che ci sia una specie di
rito per cui se apri uno dei suoi testi a caso potrai conoscere il tuo
destino.
La città è stupenda sembra una delle nostre città del sud, per la
temperatura, la luce, le persone in strada che urlano e vendono
qualsiasi cosa. Si mescolano i profumi dei cibi e delle bevande.
Una peculiarità di Shiraz è il succo di fiori.
Siamo affascinati da questa particolarità e vogliamo assaggiarne qualcuno.
Ci spiegano che ogni essenza fa bene a qualcosa o va bene in qualche
particolare situazione. Ecco dunque il succo per lo stomaco a base di
zenzero, con la menta per l'alito cattivo, l'acqua di rose solo perchè
è buona e dissetante.
Ne proviamo alcune. Dirk si lancia col suo bicchierino di metallo e le
prova quasi tutte!
La piazza principale della città è costruita attorno ad un bellissimo
castello.
Proviamo ad entrare nel bazar ma oggi è festa ed è tutto chiuso, però
la gente si vive la città e la invade in ogni meandro e sembra gridare
"è festa, è festa, venite tutti e festeggiamo insieme"!
Anche nelll'uscire dalla città c'è una piazza con al centro una
rotonda piena d'erba e fiori e colonizzata dalle tende e da una
quantità impressionante di persone.
stanno insieme, ridono,giocano, si divertono e ci trasmettono gioia e
divertimento.
Torniamo con le nostre moto leggere al campeggio.
Qui mentre ci apprestiamo per la notte compare un vero personaggio!!
E' lo strong man of iran!!
Un palestratone da paura che pratica culturismo e pesistica. E'
innamorato dell'italia e ha scoperto in reception, alla faccia della
privacy, che siamo italiani e ci vuole invitare domani a casa sua per
un chai.
Noi rifiutiamo l'invito perchè il giorno dopo dobbiamo tornare a
Teheran per imballare le moto e dobbiamo salutare definitivamente Dirk
che forse ritroveremo in Tagikistan (anche se alla fine del viaggio o
passa da milano o andiamo noi a pigliarlo in Belgio!!)
Buonanotte strong man e buona fortuna anche a te!

DA TEHERAN A ESFAHAN

IL MONTE TOCHAL

Teheran è una città immensa che però sa farsi amare.
Guardando le insegne dei negozi per noi indecifrabili, (l?alfabeto
Farsi è molto simile a quello arabo anche se si pronuncia in modo
differente,) ci rendiamo conto dell?enorme sforzo che le persone fanno
nell?imparare il nostro alfabeto e la nostra numerazione.
La loro numerazione è uno spettacolo, in particolare ci piace il
cinque che è una specie di cuore rovesciato o un culetto a mandolino,
a seconda di chi lo guarda!
La città è sempre in frenetica attività, per strada puoi trovare
qualsiasi cosa e gli iraniani adorano approfittare di qualunque
momento a disposizione per stendere le loro bellissime coperte e
sdraiarsi all?ombra a mangiare o bere chai. Anche lungo le strade
statali è facilissimo incontrarli in ?siesta?.
Durante le feste poi si riversano per le strade e si appropriano del
più piccolo spazio pubblico per stare con gli amici e la famiglia. Nei
parchi e nelle aiuole mettono addirittura le tende!
Col tempo abbiamo imparato anche ad apprezzare la loro abilità di
guidatori e più che un traffico caotico riconosciamo dei veri talenti
della guida sportiva!
Oggi la città è in festa, così decidiamo di andare con Dirk sul monte
Tochal che domina Teheran con i suoi quasi 4000m.
La guida parla di una cabinovia che porta alla quota di 3900m!! Mica male!
Un taxi ci porta alle pendici del monte e per arrivare alla cabinovia
dobbiamo camminare per un bel po?.
Scopriamo che non siamo i soli ad aver avuto l?idea della gita in
montagna ma che anzi i teheranesi adorano il Tochal. C?è di tutto: chi
è attrezzato per la risalita a piedi con tanto di racchette e
piccozza, c?è chi vuole semplicemente rimirare la città dall?alto, chi
è con gli amici, chi con la ragazza.
Sulla cabinovia noi siamo come tre adolescenti in gita scolastica. Le
spariamo a tutto spiano e ridiamo come scemi. Insomma stiamo bene e
siamo spensierati.
Finalmente cominciamo a scorgere la città anche se non riusciamo ad
intravederne i confini, un po? perché impossibile, un po? perché molto
inquinata. Il PM10 a Teheran lo vendono al chilo!
Facciamo 3 stazioni prima di giungere ai 3900m.
Qui scendiamo e ci troviamo davanti la neve!! Corriamo e come bambini
ci prodighiamo in grandi scivoloni. Anche la sensazione del freddo era
tempo che non ci faceva compagnia.
Torniamo subito seri e cominciamo la nostra esplorazione.
La montagna è bellissima, imponente. Camminiamo lentamente in salita
col cuore che batte per trasportare il prezioso ossigeno (quassù
merce rara).
Intorno il Tochal comanda tutto con severità e noi ci abbandoniamo
alla sua potenza!
La città è sdraiata ai nostri piedi. In lontanaza svetta il Damavand
con i suoi 5671 m!
Quando è il momento di scendere decidiamo di farlo a piedi senza
prendere la cabinovia.
Facciamo molto bene perché il nostro fisico ne giova e il sentiero ci
dona scorci meravigliosi di Teheran attraverso canaloni e crinali.
A sera poi la luce è meravigliosa e ci fermiamo su un sommo a
contemplare il panorama. E? incredibile l?energia di questo posto.
Quando siamo quasi a valle incontriamo un signore di una certa età
carinissimo che si presenta con aria serena dicendo ?io sono un uomo
felice?.
Cammina e ascolta una musica che ci fa sentire. E? la colonna sonora
di Love Story.
Ci fermiamo a parlare con lui che pur nella sua serenità ci racconta
di come Teheran è cambiata. Non solo non c?è più lavoro e la città
soffoca nel traffico ma anche cibo e acqua hanno un altro sapore. Poi
ci racconta che molti dei suoi amici hanno preferito abbandonare il
paese .
Dirk dice che la colpa è della gestione del governo e che spesso i
governi non lavorano nella stessa direzione del bisogno delle persone.
Ma il nostro uomo aggiunge che il problema dei loro governanti è che
sono ?religiosi?.
E con la serenità con cui l?abbiamo incontrato ci saluta tornando al
suo cammino.

IL FIORE ROSSO E IL DESERTO

Stamattina Dirk è pronto presto perché vuole giustamente riprendere il
viaggio.
Noi invece abbiamo un incontro per vedere di sistemare la questione
del trasporto delle moto in Pakistan.
Dobbiamo capire se è possibile spedirle via mare e soprattutto
verificare la possibilità di imbarcare anche noi.
Se fosse possibile dovremmo sentire la nostra ambasciata per la
commutazione del nostro visto pakistano?by air? in ?by ship?.
Cosa non facile e che richiederebbe tempo che non abbiamo.
A colazione siamo sottotono, si scherza ma nessuno ha voglia di ridere.
Poi accompagniamo Dirk alla moto che lui carica velocemente. Ecco è pronto!
La sera prima per salutarci siamo andati a mangiare in un ristorante
dove Dirk si è impossessato del pc ed ha sfoggiato dell?ottima musica
rock dal suo lettore MP3.
Scoperto questo passato comune di metallari lui mette in moto fa il
segno ?I LOVE YOU? con le mani e parte cantando ?BE SAVE LIKE A
MOTHERFUCKER FROM HELL?, che tradotto suona come ?STATE IN SALUTE COME
UN FOTTIMADRI DALL?INFERNO?!
Noi con la voce rotta rispondiamo urlando il suo nome ?DIRK!?.
Vai amico, dispiega le tue ali sulle strade del mondo, colorale con la
tua gioia, la tua fantasia.
Stai al meglio che puoi e presto ci rincontreremo, se non qui in
Tagikistan o chissà forse all?inferno!
Non sono riuscito a dirgliele queste cose (anche perché il mio
inglese?.) però i nostri abbracci sono stati più chiari.
Intanto noi ci muoviamo.
La partenza di Dirk è pesante, ma le cose in agenzia vanno peggio!
Scopriamo infatti che è possibile spedire le moto ma noi no e inoltre
,per un viaggio di 4 giorni,andrebbero imbarcate 2 settimane prima per
permettere alla nave di riempire la stiva! Disperazione. Alternative.
Treni non ce ne sono. Camion non se ne parla.
L?unica è la via aerea!
Per la via aerea bisogna imbarcarle 4 giorni prima?.. bisogna
costruire delle casse di legno per alloggiare le moto? c?è solo un
volo settimana?per non parlare dei costi.
Noi dobbiamo entrare in Cina per il 28 di giugno e ciò significa
partire l?11 giugno da qui. Togli 4 giorni per la spedizione. Addio
IRAN!!
Stiamo proprio male.
Però non c?è altro da fare. Indietro non vogliamo e non possiamo tornare.
Quando non stiamo bene l?unica cosa che può ridonarci lo spirito e il
sorriso è metterci in viaggio!
Decidiamo di saltare Kerman e Bam. Abbiamo 4 giorni e vogliamo vedere
Esfahan, Persepoli e Shiraz, e dobbiamo tornare a Teheran, ciò
significa che ogni km verso sud est dobbiamo contarlo doppio!!
Non c?è tempo da perdere è deciso.
DOMANI MATTINA si parte!!

C?è però un?altra cosa che a noi uomini riesce a donare il sorriso: il
fascino e la sensualità femminile.
E? per strada che incrocio il suo sguardo magnetico.
La guardo fisso come ipnotizzato. Due occhi neri profondi che
sorridono la vita da tutte le parti.
Poi mi chiede come mi chiamo. Ci metto 4 secondi a rispondere?non me
lo ricordo?.
La ragazza non vuole che si dica il suo nome, tanto meno si veda una
sua foto. Noi per convenzione la chiameremo fiore rosso.
Fiore rosso è una ragazza giovane intelligente, insegna l?inglese.
Ormai abbiamo capito che qui come in europa ci sono più laureate donne
che uomini e sono loro a far girare le cose.
E? molto curiosa e come ci è già capitato vuole confrontarsi con noi.
Rimaniamo piacevolmente sorpresi da tale intraprendenza.
Però subito si fa scappare una frase che suona come una pugnalata?sono
stanca di tutto?. Noi sappiamo a cosa si riferisce. Riprende subito la
sua spigliatezza e ci chiede dove vogliamo andare ma in realtà ha già
deciso, Ci porta al bazar,uno dei meno turistici che abbiamo visto, a
vedere una moschea.
E? bellissimo girare la città con lei.
E? una cosa così fuori dal comune che siamo quasi imbarazzati. Lei
invece ci fa attraversare la strada tenendoci per mano come bimbi, tra
la folla ci spinge con un dito sulla schiena. Impensabile che un tocco
così soave potesse avere tanta energia.
Se abbiamo sete ci compra l?acqua, apre la bottiglia e ce la porge.
Ci carica sui taxi sempre dietro, qui infatti sono collettivi e lascia
il posto libero per chi ne abbia bisogno.
Le piace pronunciare i nostri nomi e quasi come una mamma si prende
cura di noi.
Poi ci porta in un posto in montagna bellissimo.
C?è un sentiero che sale accanto ad un corso d?acqua e tra le piante
sorgono mille di questi posticini dove si beve chai e si fuma il
narghille, cosa che facciamo anche noi.
Lei non si toglie le scarpe e sta seduta all?angolo lontano rispetto
al nostro ma ridiamo,scherziamo e cantiamo. Sappiamo che qui in questo
posto un po? magico siamo parte della sua piccola grande rivoluzione!
Ancora una volta tra quelle montagne, il nostro fiore rosso, ci
insegna l?amore per la vita e per la libertà.
Quando ci salutiamo lei ferma la macchina di un privato cittadino che
per pochi soldi ci riporterà in albergo. Alle 22 abbiamo un
appuntamento col falegname che deve fare le casse per la spedizione e
dobbiamo andare da lui in moto.
Il tipo guida alla grande tra il traffico e nei punti dove può tirare
il motore ci spara a tutto volume musica tunz tra cui anche un pezzo
in italiano!
Dal falegname Diego riveste i panni milanesi del suo lavoro. So quanto
sia pesante per lui, ma io lo adoro!!
Butta giù uno schizzo di come debbano essere costruite le casse. Il
falegname lo apprezza a tal punto che gliene chiede un?altra copia da
distribuire agli aiutanti.
Prendiamo le misure delle moto ed è uno spasso perché nessuno parla
inglese ma diego è bravissimo e a gesti si fa capire. Alla fine tutti
soddisfatti.

IL DESERTO

Ci svegliamo presto, ci prepariamo e siamo già in viaggio.
Siamo molto carichi e non ci stanchiamo mai di guidare. Il paesaggio è
bellissimo e vario.
Al bivio tra Esfahan e Yazd il paesaggio cambia, diventa desertico.
Ma la cosa che colpisce maggiormente è che la terra si solleva e
compaiono queste dune rocciose che diventano sempre più grandi in
direzione dell?orizzonte, dando vita,complice la luce della sera,ad
una gamma vastissima di grigi.
A noi quelle dune rocciose sferzate dal vento, ricordano un mare in tempesta!
Il richiamo della steppa è fortissimo e non ci facciamo pregare.
Abbandoniamo la strada principale e percorriamo una pista che dirige
verso il nostro mare.
Giungiamo in un posto al riparo dal vento, protetti dalle ?onde?.
Qui regna il silenzio e il tramonto che ci regala uno spettacolo meraviglioso.
Prepariamo la tenda e questo posto e il pomeriggio con il fiore rosso
rendono ancora più forte la malinconia per l?assenza delle persone
care, per i nostri amori.
Così sotto questo cielo stellato, attorno alla nostra tenda, cresce
un bellissimo prato di fiori rossi!!

ESFAHAN

Entriamo in Esfahan la mattina seguente. Ci appare come una vera e
propria oasi molto verde e con fontane e corsi d?acqua. Cerchiamo la
piazza che tutti descrivono come un gioiello la Imam Komehini Square.
Ci perdiamo per le vie della città e ci fermiamo a consultare la
mappa. Qui conosciamo Amir che ci chiede in inglese da dove veniamo e
se abeam bisogno di aiuto. Ormai siamo abituati alla cortesia degli
iraniani.
Come gli diciamo che siamo italiani esordisce con ?Ciao anch?io posso
parlare in italiano!?
Ci dice che ha amici a Bolzano, Cinisello nella mitica via Alfieri,
che l?hanno scorso ha conosciuto due motociclisti di erba. Lui non è
mai stato in Italia ma ha studiato la nostra lingua sui libri ed ha
una parabola satellitare con cui prende molti dei nostri canali, ci
cita Jerry Scotti ed Enrico Papi!
Lui ha uno negozio proprio in piazza e ci fa strada con la sua bicicletta.
L?Imam Komehini square è veramente uno spettacolo.
Lui dice ai militari di guardia che siamo italiani e loro ci fanno
entrare. Calchiamo come centauri le strade della piazza, che emozione!!
Poi insieme ad un suo amico ci andiamo a comprare qualcosa da mangiare
e facciamo colazione sul retro del negozio che dà sul Bazar antico! La
gente passa e ci guarda divertita e finiamo sui filmini dei turisti
iraniani.
Poi Amir ci offre un chai che prendiamo mentre con molta discrezione
(che noi apprezziamo) ci fa vedere i suoi tappeti.
Non è insistente e parliamo volentieri con lui.
In modo assolutamente subliminale vi diciamo (perchè glielo abiamo
promesso) che si chiama
AMIR CHAPNEVIS e che ha un negozio ?NOMADIC ARTS? al 152 di IMAM
SQUARE a ESFAHAN.
Siamo capitati in una settimana piena di feste e anche qui è tutto
chiuso. Siamo rincuorati perchè il tempo stringe e Persepolis è
lontana, ma non ci facciamo sfuggire il giro di questa piazza
magnifica e della sua antica moschea.
Qui entriamo in punta di piedi perchè è ora di preghiera .
Un ragazzo giovane che è venuto a trovare la sorella che studia qui,
si propone di aiutarci e ci porta dentro la moschea.
Purtroppo non si può accedere alla cupola che è un vero capolavoro.
L?intera moschea è ricoperta da mosaici e quelli della cupola sono
particolarmente evocative.
Il nostro amico però parla coi militari e gli dice che siamo di una
televisione straniera, noi insistiamo un pò sempre con cortesia. Alla
fine il militare ci lascia passare e ci dà un minuto per goderci la
cupola. E? un vero spettacolo ed è emozionante essere lì da soli!!
Il nostro accompagnatore ci mette al centro della sala e ci fa battere
le mani per svelare un?acustica piena ed avvolgente.
Finito il nostro breve giro raccontiamo del nostro viaggio e di come
siamo affranti per il poco tempo rimasto per visitare il suo splendido
paese.
Gli raccontiamo che siamo costretti a re a Teheran per spedire le moto.
Ci colpisce molto vedere come lui in modo del tutto empatico sia
realmente partecipe del nostro stato d?animo. Lui abita vicino al
confine con il Pakistan e avrebbe avuto piacere che noi visitassimo
anche la sua terra ed esclude qualsiaisi tipo di problema per la
nostra incolumità.
Ci salutatiamo e ora il sole è alto e caldo e Shiraz si trova a 500 km
attraverso il paessaggio desertico delle steppe.
Prima di lasciare la città ci fermiamo a fare il pieno d?acqua. Qui
siamo avvolti dalla solita folla. Ci colpisce una famiglia e in
particolare la madre interessatissima al viaggio e a chi siamo e cosa
facciamo.
In men che non si dica siamo invitati a casa loro per pranzare perchè
vogliono farci mille domande e saperne di più di noi e della nostra
vita.
Purtroppo il tempo è tornato a fare il tiranno sulle nostre vite e sui
nostri percorsi e dobbiamo rifiutare.
Le poche ore trascorse a Esfahan sono state molto intense e ora abeam
davanti la magnificenza del deserto e la prospettiva di arrivare a
Persepoli!

ALBERTO E DIEGO

TEHERAN E I PEOPLE RUNNERS

Il nostro arrivo a Teheran e' inaspettatamente morbido.
Per carita', non e' che non ci sia bolgia o traffico, ma e' che dopo
aver vissuto istanbul ci sembra quasi ordinario.
Questa e' una citta' che ospita 12 milioni di abitanti!
Tanto e' vero che anche con Dirk pensavamo di allestire la nostra
camel bag che si veste come uno zaino ma ha un contenitore che puoi
riempire d'acqua o altro liquido e grazie ad un tubicino bere anche
mentre stai guidando!
A certe temperature, in mezzo al traffico, vestiti di tutto punto e'
moto facile disidratasi!
I tragitti in queste metropoli sono di decine di km e a volte ci si
mette ore ad attraversarle!
A Istanbul siamo arrivati alle 15.30 e abbiamo trovato l'hotel alle 18.30.
Oggi a Teheran invece il traffico e' umano. A parte i semafori rossi
riusciamo sempre a stare in movimento anche grazie ai GPS di Diego e
Dirk che ci aiutano a raggiungere il centro senza buttarci nel;le
grosse arterie della citta'!Il nostro amico belga accende la sua
camera car che in realta' tiene sul casco per fare una ripresa del
traffico in soggettiva.
E tra pickup che trasportano qualunque cosa o animale, soprattutto
pecore, moto e motorini che trasportano carichi 3 o 4 volte superiori
al loro peso, piu' la guida super sportiva dei teheranesi di materiale
per fare un film ne trova sicuramente!
Il calore e la curiosita' nei nostri confronti non si e' spenta
nell'indifferenza della citta' come pensavamo sarebbe accaduto.
Ad un semaforo mi sento toccare, mi giro e mi trovo davanti ad un uomo
dall'eta' indefinibile che e' la riproduzione in scala di John Lennon,
comprensivo di occhialini tondi!!!
Noto che veste un casco nolan e gli dico di essere italiano e che
anche il suo casco viene dall'italia. Questa notizia lo fa esplodere
in un sorriso che svela una dentatura ad intermittenza(un dente si e
uno no)!
Poi si gira verso quello che con la moto gli sat a fianco e gli dice
con superbia che il suo casco viene dall'italia!
Ci fermaiamo all'ombra per consultare la cartina e da una macelleria
esce una vecchia signora sdentata che scorpiamo essere stata
un'insegnante.
Troviamo un hotel e ci sistemiamo ma l'orologio segna le 14.00 e alle
15.30 abbiamo l'importante appuntamento all' ambasciata italiana qui a
Teheran.
Sappiamo che e'vicina all'hotel e vogliamo andare in moto.
Qui ho la conferma di quello che e' dall'inizio del viaggio che sospetto:
Diego non e' un uomo e' un RADAR!!!
A lui basta dare un'occhiata alla cartina e non importa se la citta'
fa 12 o 40 milioni di abitanti, capisce tutto!!! Un momento,
eccettuata la volta di Portland!
I percorsi sono perfetti e solo i divieti d'accesso ci fermano, anche
se in situazioni come queste neanche quelli riescono. E poi a dirla
tutta qui non li rispetta nessuno!


L'AMBASCIATA ITALIANA


Entriamo in ambasciata con le moto che per l'occasione abbiamo ornato
con il Primo tricolore d'Italia che ci ha regalato il comune di Reggio
Emilia, dove e' nata la nostra bandiera, un'emozione incredibile.
Ci apre un carabiniere e devo dire che incontrare quella divisa cosi'
familiare per noi, in un posto cosi' lontano, ci fa sentire a casa.
Veniamo condotti dall'ambasciatore in persona, Roberto Toscano,che
siamo onorati di potere incontrare.
Gli esponiamo in breve il significato dell'iniziativa legata ai people
runners che culmina con la consegna della maglietta (di cui ormai
sapete tutto).
Poi mentre sorseggiamo un vero espresso italiano restiamo a parlare a
lungo del nostro viaggio e dell'IRAN.
L'ambasciatore e' una persona eccezionale e da subito mostra la sua
grande sensibilita' nei confronti del tema del "dialogo". E' un uomo
molto colto e che conosce profondamente la politica iraniana ma anche
la sua storia e la sua cultura.
Si dimostra molto interessato al nostro viaggio e ci avverte del fatto
che il passaggio via terra in Pakistan potrebbe essere molto
pericoloso a causa dei recenti episodi di rapimento di turisti
stranieri.
Capiamo che potrebbe essere un problema per la nostra diplomazia e
discutiamo insieme le alternative possibili.
Una sarebbe quella di spedire le moto e raggiungerle per via aerea. Ma
noi sappiamo che e' facile incappare in brutte sorprese e non vorremmo
separarci dalle moto. Cosa che l'ambasciatore capisce subito e attiva
il personale dell'ambasciata per verificare la possibilita'di lasciare
l'Iran da un porto sul golfo persico e via mare approdare a Karachi in
tutta sicurezza.
Lasciato il suo bellissimo ufficio siamo chiamati da altri due
funzionari dell'ambasciata che stanno pensando ad un viaggio in moto
ROMA-TEHERAN e ritorno.
Ci fanno domande sulla preparazione del viaggio e l'allestimento delle
moto, sui tempi e il percorso.
Ma noi capiamo che loro sono gia' pronti perche' hanno lo spirito giusto!

Queste ore presso la nostra ambasciata sono state memorabili e noi
vogliamo a gran voce ringraziare ancora
l'Ambasciatore Roberto Toscano,
il primo segretario Marco Landolfi,
e tutti i funzionari per il loro calore e la loro disponibilita'!


alberto e diego

DA TABRIZ A QAZIM

SARA' EYN


Lasciata Tabriz ci dirigiamo verso Sara'Eyn perche' Karim ci dice che
dobbiamo andare assolutamente alle "hot waters springs" piu' famose
del paese.
Anche la nostra guida ne parla bene.
Giunti sul posto rimaniamo un po' perplessi perche' la localita' e'
molto turistica. Si ergono scheletri di alberghi in costruzione che
danno un senso di abbandono e ogni dieci metri c'e' qualcuno che ci
offre un hotel o una gita sul monte Sabalan che proietta la sua vetta
a 4811m!
Ci troviamo la sistemazione piu' spartana che riusciamo perche' gli
hotel internazionali vogliono 113 dollari per una stanza!
Il nostro alberghetto invece sembra una vecchia casa di ringhiera
abitata da coppie di anziani signori iraniani e rispettive consorti
sempre gentiulissimi e curiosissimi. una copia di teheran ci invita
subito a prendere un chai nel loro appartamento, lo beviamoi sul
tavolino posto nel ballatoio tra una porta e l'altra, ogni tanto ci
dobbiamo alzare per far passare gli altri clienti, che nel frattempo
ci salutano con grandi cerimoniali e ci offrono pane e comunque
partecipano con noi alla gioia del momento.
i nostri ospiti sono in pensione stanno visitando il loro paese
insieme alla madre di lei, che assiste alla conversazione in inglese
(la figlia ogni tanto traduce) lei porta la tradizionale veste nera e
l'hejab (il velo) silenziosa ma e' una presenza importante con il suo
sguardo intenso ed il portarmento austero. Riusciamo a strapparle una
fragorosa risata mostrandole la foto delle moto nell'hotel di tabriz,
la coppia di teheran e'curiosa di sapere quali siano i punti di
contatto tra la nostra cultura e la loro e come la collocheremmo
rispetto alle altre culture asiatiche incontrate nel viaggio.
spieghiamo che siamo all'inizio del percorso e che dell'asia abbiamo
visto solo la turchia e stiamo scoprendo l'iran, ma che abbiamo
intrapreso questa avventura proprio per rispondere alla sua domanda.
Notiamo per la seconda volta che gli iraniani soffrono l'isolamento
culturale a cui sono sottoposti e sono desiderosi di confrontarsi con
gli altri popoli e aprirsi alle altre culture. Per quanto riguuarda le
terme ci spiegano che le donne possono accedere al mattino mentre
gli uomini alla sera. Arriva il nostro turno ed andiamo nella piscina
a cielo aperto perche' ci piace l'idea di immergersci sotto le stelle!
Paghiamo 14.000 rial (1,4 euro circa) e andiamo a cambiarci.
Mentre ci dirigiamo verso la vasca io vengo fermato perche' ho il
costume a slip. Un iraniano mi difende subito dicendo che ho il
costume e tanto basta. Ma l'addetto all'ingresso vuole che metta il
costume a pantaloncino.
Allora l'iraniano che mi ha difeso si gira e in inglese ci dice:"visto
cosa ha fatto Comehini?".
In realta' e' un trattamento riservato a me che per potermi vendere il
costume a pantalone che loro chiamano majo. Gli iraniani entrano con
costumi a slip e avolte con le semplici mutande.
E' uno scotto che pago volentieri perche' entrati in vasca ci si
presenta un'atmosfera da favola.
Un tuffo nel passato,un ambiente di marnmo scuro costruito attorno a
queste acque che ribollono da secoli,che con grossi gradoni finisce in
acqua.
Il cielo e' scuro e c'e' una luce gialla che si riflette sulla nuvola
di vapore scaturita dalle hot waters e che riveste tutto di
un'atmosfera irreale.L'ingresso in acqua e' un piccolo trauma perche'
la temperatura supera sicuramente i 50 gradi!
Inoltre gli iraniani ci invitano a fare le solite 4 chiacchere al
centro della piscina dove sgorgano le sorgenti e qui la temperatura e'
ancora piu' alta.
Resistiamo pochi minuti e usciamo.
Inizia cosi'questa danza del dentro e fuori che diventa ogni volta
piu' piacevole.
Io e Diego ci rilassiamo e parliamo tanto, in intimita'.
E' un momento intenso, meraviglioso in cui stanno bene il corpo e la mente.

DIRK

Lasciate le acque miracolose ci dirigiamo verso Masuleh, un paesino di
montagna che la guida descrive come un gioiello e che e' raggiungibile
attraverso una strada bianca di montagna che ci stuzzica alla grande.
Per arrivarci pero' decidiamo di passare per il Caspio.La curiosita'
e' grande e il richiamo di un nome cosi' imponente e' forte!
Ci dirigiamo verso Ardabil, una strada grande e un po' monotona ma
ecco che all'improvviso accade l'imprevedibile!
Guardando lo specchietto scorgo uno strano puntino luminoso......non
e' possibile!
E invece poco dopo il puntino diventano i due fari anteriori di una
Africa Twins, un'altra Honda in IRAN!!
Il motociclista ci fa segno di voler fare 4 chiacchere e noi
ovviamente diamo l'ok!
Lui si accorge di un posto dove potremmo bere un the e fa inversione
proprio davanti ad uno dei tanti posti di blocco che la polizia
iraniana dispone su tutta la rete viaria.
E' cosi che ci si presenta DIRK un belga di ZWIJNDRECTH, neanche a
dirlo biondo con gli occhi azzurri e che subito ci dice:"Hei ragazzi
beviamo una birra?". Dirk e' cosi', simpatico, spontaneo, vero,
aperto, ama scherzare ed ha una lucertola di pezza (di quelle da
deserto australiano per capirci) sulla carena anteriore, regalo della
nipotina e importante portafortuna!.
Ci dice che all'inizio del suo viaggio sembrava vera e la gente si spaventava!
Ha una mimica fantastica e gesticola forse piu' di noi italiani e con
le sue espressioni ci fa morire dal ridere!
Il signorino se ne sta andando in Nuova Zelanda!!Avete capito bene, e'
partito dal Belgio e va in moto in Nuova Zelanda con la sua Africa di
14 anni (stessa scelta nostra)!
Si, lui ce l'ha piu' lungo di noi......il viaggio, che cosa avete capito???
Siamo noi questa volta ad essere curiosi e a fargli mille domande.
Lui si e' costruito le borse di alluminio,un sostegno per le ruote di
scorta, cosi' le tiene in verticale lasciando vedere la targa e le
frecce.
Ha studiato meccanica, lavora in una raffineria ed e' da piu' di un
anno che prepara il viaggio. La sua moto ha gia' avuto molti problemi
che pero' e' sempre riuscito a risolvere.
Lui il suo bolide lo chiama "old lady" e quando gli diciamo che anche
le nostre non sono piu' giovanissime subito risponde:"ok, let's go,
the olds ladies sings again!!".
Lui e' felicissimo di averci incontrati e pensava non fosse possibile
ci fossero altri matti come lui nel mondo!
Pero' ora che ci siamo trovati andiamo insieme verso il caspio.....
Per arrivare sulla costa dobbiamo attraversare un passo sul quale
troviamo una nebbia che cosi' fitta raramente l'ho vista anche in val
padana!
La cosa si fa pericolosa perche' gli iraniani attraversano il banco a
luci spente!!
A capeggiare e' il grande Diegone che ci porta fuori di li' con grande
esperienza, indicandoci gli ostacoli!
Mi sembra che abbia un radar o forse il suo cuore gli indica la via!
Io sono ultimo ma stiamo molto vicini per non perderci d'occhio e la
nebbia nasconde il profilo delle moto tranne la luce rossa delle luci
di posizione e intravedo i caschi inclinarsi dolcemente sulle curve,
come in una danza rituale, mi sembra che le moto stiano volando su
quella montagna!!
In prossimita' del caspio attraversiamo una prima localita' di mare e
ci portiamo dietro uno stuolo di piccole moto (in Iran non possono
superare i 250cc) che come zanzare impazzite si divertono a superarci,
frenare per risuperarci, salutarci.
Mi fanno ricordare che anch'io col mitico malanca 50cc giravo per le
strade della bassa con gli amici, alcuni con cilindrate superiori,
altri addirittura con la macchina! E' bello essere in tanti, prendersi
la strada e occuparla con la voglia di partire senza sapere dove
andare, lasciarsi portare da lei, senza nulla chiedere se non guidare
insieme!
Loro ci lasciano qualche km piu' in la' e decidiamo di fermarci a mangiare.
Appena scesi arriva una macchina della polizia che ci suona col clacson.
Ci salutano e Dirk chiede "ci sono problemi?" loro rispondono di no ma
appena ci dirigiamo verso il locale ci chiedono i passaporti.
Nel giro di poco arrivano un'altra macchina e un furgone della polizia
da cui scendono un graduato e due militari.
L'ufficiale e' gentile con noi ma Dirk rifa' la domanda.
Il polizziotto ci tranaquillizza e mentre segna i nostri passaporti su
un foglio di carta scorgiamo i militari che lo fotografano insieme a
noi.Anche gli altri polizziotti si stringono per stare
nell'inquadratura! Tutto
chiaro, siamo le star del momento. Infatti dopo qualche scatto ci
salutano con grande cortesia che quasi abbiamo pensato volessero
l'autografo!
Finalmente mangiamo e siamo ancora molto eccitati per l'incontro con Dirk.
Lui parla benissimo inglese ma e' anche bravissimo a mimare sensazioni
e situazioni e cosi' facendo fa capire tutto anche a me che in inglese
non sono fortissimo.
Io e lui comunichiamo in francese pero'!
Ci racconta dei suoi viaggi in asia anche in bicicletta, di quando
lavorava nei teams delle moto da corsa come meccanico. Ha un sacco di
esperienza di viaggio e di vita ed ha sempre un consiglio per tutto.
Ci dice che ha passato la notte a Tabriz e ha piantato la tenda nel
parco di cui vi abbiamo parlato.
Al momento della cena si sono avvicinati un sacco di cani. Allora lui
ha dato qualche boccone al cane piu' grosso che lo ha difeso dagli
altri!!
Oggi all'ennesimo che gli ha chiesto come si chiamava e da dove veniva
ha risposto in inglese "sono orso polare e vengo dal polo nord." Dice
che ne conosce una variante " vengo dal polo sud e mi chiamo pinguino!".

IL CASPIO

Ci avevano detto che la parte dell'Iran che si affaccia sul Caspio e'
molto verde perche' piove spesso.
Infatti appena giunti in prossimita' dell'acqua scoppia un temporale!
Ci vestiamo velocemente con gli antipioggia e ripartiamo.
Il Caspio ha veramente un fascino incredibile, in particolare con
questo tempo e per me e Diego ancora di piu' perche' il ritorno del
nostro viaggio tocchera' le coste dell'altro versante che ora non
vediamo ma che possiamo immaginare! E' una sensazione bellissima.
Piove ma c'e' una luce bianca stupenda che si riflette sulla strada
trasformandola in un nastro d'argento. Le moto sollevano una nuvola
d'acqua che nasconde le ruote e mostra la solita luce di posizione.
Adesso sembra che
le moto stiano surfando!!
Decidiamo che non e' il caso di campeggiare sul mare come avevamo
programmato e ci dirigiamo verso l'interno...meta Teheran!!
La capitale e' lontana, abbiamo molta strada davanti, ma
l'attrezzatura tecnica tiene alla grande, i serbatoi sono pieni e
nostri cuori anche.
Con noi c'e' un'altra old lady.....ci guardiamo e via, si parte!


NOTTE A QVAZIM


La strada per Theran e' incredibile.
Da una parte un panorama fantastico, tra gole e canyon sembra un film,
dall'altra un traffico mostruoso di camion, macchine che si muovono
disordinatamente.
Piano piano arriva il buio e qui la strada si trasforma in un vero e
proprio video game!
Ci fermiamo a bere un the e a riposare natiche e testa. Dobbiamo
essere belli lucidi qui.
Mangiamo anche un melone che Dirk tira fuori tipo eta beta dalla borsa
serbatoio.
Scherziamo, ridiamo e stiamo bene, non abbiamo fretta, orari da
rispettare o altro.
Non sembra neanche che durante la giornata abbiamo preso nebbia, acqua
e traffico allucinante.
Siamo pero' ancora lontani dalla capitale e decidiamo di fermarci a
dormire a QVazim che e' a 30 km da noi e a 150 da Teheran.
Appena arrivati troviamo un hotel e prendiamo una stanza. E' quasi un
appartamento e costa poco.
Ci laviamo, distendiamo e poi fuori a cena. Ormai e' tardi ed e' tutto
chiuso, tranne un posticino che fa degli spiedini di fegato e cuore
che abbiamo gia' assaggiato a Sar'Eyn e che devono essere una
specialita' di questa regione.
Il locale e' gestito, almeno in quel momento, da ragazzi giovanissimi
che stanno fumando narghille'.
Ci sediamo e subito ci servono offrendoci anche il loro fumare.
Uno dei due ragazzi ha una maglietta con su scritto ITALIA.
Gli diciamo che siamo italiani e lui si illumina.
Ha un telefonino in cui tiene tutto. Foto, musica, video, indirizzi,
la sua vita.
Ci mostra con orgoglio cantanti iraniane che vivono all'estero e ci fa
sentire la loro musica.
Poi ci mostra dei video che dal modo con cui si avvicina pensiamo essere ose'.
E lo sono eccome, solo che alla faccia della nostra malizia,
rappresentano una ragazza iraniana, probabilmente sua amica, che
suona la chitarra e balla in strada con la musica proveniente dalle
autoradio, attorniata dagli amici e SENZA VELO!!
Ci chiede se anche noi abbiamo qualcosa da mostrargli del nostro
paese. E qui ci rendiamo conto di avere sbagliato alla grande!
Noi il cellulare lo viviamo come telofono e non abbiamo pensato che
sarebbe potuto essere un importante mezzo di scambio anche immediato!
Ci chiede allora di portare il video della sua amica in Italia. Prende
il telefono di Diego che sembra maneggiare meglio del suo
proprietario, e carica il video.
Noi siamo colpiti dalla fierezza con cui parla del suo paese e al
contempo della incredivbile forza di rinnovamento che si porta dentro.
Ha un modo di comportarsi molto adulto e senza fronzoli.
Diego accende la pipa e anche la curiosita' dei ragazzi che la
vogliono provare. Dirk prova ad offrire una sigaretta ma i ragazzi
rifiutano, fumano solo la pipa o il narghille'!
Siamo piacevolmente sorpresi da questo incontro casuale ma cosi' intenso.
Andando via paghiamo il conto 56.000 rial (circa 5,60 euro per tre
persone). Ne diamo 60.000 e facciamo il gesto di volere lasciare li'
il gesto.
Il ragazzo allora offeso alza la mano e lapidario dice "NO"!. Poi
torna gentile e ci porge il resto mettendo la sua mano destra sul cuore.
L'Iran continua ad essere una sorpresa incredibile per noi che ci
sentiamo sempre piu' a nostro agio e in sintonia con questo popolo.

IRAN | 2 NOTTI A TABRIZ

Passiamo il confine in circa 2 ore (prima burocrazia turca, poi quella iraniana). Possiamo dirvi che non c'e' paragone tra le due (tutto in favore della seconda!) Non lo credavamo possibile ma al di la' del confine l'altopiano non e' piu' lo stesso' improvvisamente tutto diventa piu' brullo quasi desertico.
Le montagne si svestono del verde e mostrano l'aspetto imponente delle rocce portando alla luce una vasta gamma di colori dall'ocra al rosso!! Quello che non cambia, anzi si amplifica, e' il calore della gente. Qui tutti, ma proprio tutti ci salutano. Dalle macchine in corsa gridano "welcome in iran!!" facendo sporgere una mano dal finestrino col pollice rivolto verso l'alto in un chiaro gesto internazionale "tu sia il benvenuto, qui sei ok!". E' facile immaginare quanto sia rassicurante per uno straniero che entra in un paese che non e' il suo sentire di essere il benvenuto inevce di incontrare "ronde di cittadini in armi!!" come purtroppo, e lo leggiamo anche dalle pagine del nostro blog, succede in Italia. Qui tiriamo anche un po' il fiato perche' il prezzo della benzina e' molto basso. L'aria nel deserto roccioso si fa molto calda e ci disidrata velocemente. In piu' noi siamo cosi' emozionati ed entusiasti di fronte a quel panorama che in qualche modo acceleriamo il processo. Decidiamo cosi' di fermarci a bere in un posto dove cresce miracolosamente un albero che fa un po' d'ombra nel cui cono sono disposti un tavolino e alcune sedie. Ci accoglie un giovane con una pettinatura quasi anni 60 (pensate a bobby solo e al suo ciuffo) che con estrema gentilezza ci accompagna al lavatoio, cosa che ci da' grande sollievo. Il ragazzo ci spiega essere un camionista che spesso porta il suo truck in italia.
Poi ordiniamo da bere il solito chai e l'ayran che qui e' diverso da quello turco perche' fermentato.
Mentre ci deliziamo di tutta la situazione giunge un omone anziano che con cordialita' e spigliatezza ci chiede informazioni. Vuole assolutamente aiutarci e guardiamo la mappa con lui. E' splendida la musicalita' con cui recita i nomi per noi cosi' ostici.
Poi gli facciamo vedere l'adesivo che riproduce il nostro percorso e qui scoppia in una grossa risata divertita. Pero' nota l'adesivo di Pakitalia sulle nostre borse laterali con una scritta in urdu (la lingua ufficiale del pakistan) che dice una cosa come "imperitura amicizia".
Allora lui commosso alza le mani sopra la testa con le dita a martello e le unisce come a creare due anelli di una catena saldati in un'unione inossidabile!! In quel gesto spontaneo, semplice e commosso noi leggiamo il vero spirito del viaggio!!! Accompagna il gesto al nome delle nazioni che attraverseremo partendo proprio dall'italia, in sequenza e rifa' il gesto. A quel punto ci commoviamo anche noi e gli stringiamo le mani con gli occhi lucidi. Non sappiamo come si chiami quell'uomo, sappiamo solo che il posto dove ci siamo fermati e' segnato sulla cartina col nome di EV OGHLI. Eppure in quei pochi attimi ci siamo scambiati molto di piu' che in una giornata di parole. (per inciso lui e' quello che nella foto vedrete tutto alla vostra sinistra)! Si puo' facilmente immaginare lo spirito con cui inforchiamo le nostre moto che sono diventate onde del mare nel deserto!

Dopo poche ore siamo in tabriz.

TABRIZ

La citta' ci accoglie con lo stesso calore che abbiamo ricevuto dal nostro ingresso in questo paese, quasi troppo, un po' ci stordisce. Giriamo un po' verso il centro. Poi ci fermiamo e siamo subito avvolti dai passanti che vogliono sapere di noi e vogliono aiutarci e fanno a gara per farlo. Addirittura uno di loro ci disegna la strada verso l'hotel che stiamo cercando. Arrivati li' un'altra incredibile sorpresa. Diego e' andato a parlare col gestore dell'hotel e torna trafelato dicendomi:
"non chiedermi perche' ma filma tutto quello che faccio". Io prendo la telecamera e basito vedo che Diego sale sul maeciapiede con la moto per entrare nell'hotel!!!! Poi e' il mio turno. Entro nella hall con il potente mezzo e ci fanno parecheggiare su due tappetini appositamente preparati. Anche le moto non potevano crederci!!
La mattina dopo andiamo in cerca di un interent cafe' segnato sulla guida. Lo troviamo con facilita'. Finalmente! Era da giorni che cercavamo una connessione in rete. Pero' quando finalmente riusciamo a vedere la posta, improvvisamente va via la luce!!! Azz...........
Il gestore dell'internet cafe' ci dice che ci vorranno almeno 20 minuti! Decidiamo di aspettare e nel frattempo chi e' nel posto comincia a chiedere di noi, dove andiamo, cosa facciamo....
Karim cosi' si chiama il gestore, e' un ragazzo sveglio e intelligente che parla molto bene inglese.
Ci fa domande e traduce quelle dei suoi amici. Poi viene fuori che vogliamo andare a visitare Kandovan un sito sotrico importante. Allora ci propone di farci accompagnare dall'amico Shahrooz con la sua auto. Decidiamo di accettare tanto ormai la mattinata e' andata. Andiamo a prendere la macchina e scopriamo che si tratta di una yundhai 3000 di cilindrata, cambio automatico e soprattutto aria condizionata!!
Poi arriva anche Karim con suo figlio Arvin. Ci dirigiamo verso Kandovan e scopriamo che nel tragitto passeremo a prendere la moglie e il figlio di Shahrooz, Elnaz, e Elman, e che ci porteranno a mangiare in uno dei ristoranti piu' rinomati della zona.
Siamo emozionati perche' e' la prima volta che ci relazioniamo con una donna da quando siamo entrati in Turchia. Lei porta il velo (tutte lo fanno qui in Iran) e se non lo facessero verrebbero incarcerate, ma sa l'inglese e si vede che e' molto colta. Tiene in braccio il bellissimo bambino ed e' molto cortese. A tavola grazie a loro assaggiamo sapori meravigliosi che non avremmo potuto provare. Cito solo una zuppa con la zucca e chicchi di melograno e uno yogurt spettacolare con aglio e spezie non meglio identificate. Non poteva mancare il mitico Kebab con verdure varie tra cui il fortissimo peperoncino verde che ci fa subito arrossire (se ne accorgono tutti!).
Dopo pranzo ci portano in un negozio che fa arazzi e lo fanno perche' vogliono mostrarci l'immagine di un personaggio politico la cui effige e' illegale... lo scia pahalvi!!
Poi comincia la gita a Kandovan........che magnificenza. Sono case scavate nella roccia dove ancora adesso vivono delle persone, che risalgono a 2000 anni prima di cristo. Karim ci spiega che le persone sono pagate dal governo per restare li'. Quel momento e' magico per noi, non tanto per il sito in se' che noi comunque riprendiamo per lungo e per largo, ma perche' ci sediamo tutti all'ombra a bere chai e fumare la variante iraniana del narghille'.In questa atmosfera da mille e una notte ci parlano di come loro non sono d'accordo con le restrizioni governative, di come vorrebbero che le donne non fossero costrette a portare il velo, di come vorrebbero essere liberi di bere, ballare e stare insieme anche fuori dalle loro abitazioni, in pubblico, insomma di come vorrebbero essere liberi!
Ci spiegano che il loro presidente si e' votato da solo e che nessuno l'ha scelto e di come si rammaricano a vivere in un paese produttore di petrolio e non potere avere un tenore di vita simile al nostro perche' il governo si tiene tutto.

Diego gli dice che un premio nobel italiano, un certo DARIO FO, sostiene che nessun regime potra' mai combattere l'ironia, la satira. Nessun regime puo' impedirti di pensare. Loro ci tengono a farci vedere che non sono "terrorisiti" ma che sono persone come noi che come noi desiderano un mondo di pace e di liberta'!
Dopo la visita a Kandovan ci portano su una strada di montagna pompano l'autoradio al massimo con in pezzo di Shaggy "sexy lady" che per tutti noi e' liberatorio. Li' su quella strada non c'e' nessun potere a controllare, nessun confine da superare, nessuna regola da infrangere....... e ci lasciamo andare a grida liberatorie a movimenti ritmati.

Grazie ai nostri amici iraniani viviamo con ancora piu' consapevolezza che cosa voglia dire la parola liberta'.

Torniamo a casa della mamma di Shahrooz dove abbiamo lasciato la moglie e il figlio. La mamma e' vedova, una donna gentilissima, dal viso dolce. Ci ospita senza remore e ci offre datteri con le noci, anguria e arance. Poi ci porta della pasta... certo siamo italiani! E' cucinata al ragu'. Ovviamente i sapori non sono i nostri ma la loro ospitalita' non ha limite e noi gustiamo gli spaghetti con piacere. E qui loro ci fanno un altro immenso dono. Tirano fuori una bottiglia di scotch "whithe horse" che per loro e' una cosa molto rischiosa. Brindiamo augurandoci vicendevolmente di essere sempre in salute e vivere esperienze sublimi. Un altro momento di incredibile intensita'. Alla sera ci portano in un parco dove stiamo sdraiati su una coperta in mezzo alla gente a parlare, camminare, mangiare frutta e fumare la pipa. Restiamo li' fino all'una e il parco e' pieno di uomini, donne, bambini. C'e' un laghetto tutto illuminato di verde, rosso.
E' un momento solendido, dedicato al relax, al piacere di stare insieme con gli amici, la famiglia.
Ormai e' tardi e karim con la moglie decidono di ospitarci a casa loro dove ci accomodiamo su meravigliosi tappeti persiani. E' la conclusione di una giornata da sogno, dono irripetibile che
teniamo stretto nel nostro cuore.

Per la notte ci teniamo le nostre domande e riflessioni sul nostro occidente.

ALBERTO E DIEGO