GENTE DELLA STEPPA

Ora va meglio e mentre cerchiamo di raccogliere le idee vediamo
vediamo una grossa nuvola di polvere che solo un camion potrebbe
sollevare.
Nel punto dove siamo noi non esiste una vera e propria strada ma ci
sono diverse piste tracciate dal passaggio di questi mezzi pesanti.
Il camion arriva un centinaio di metri spostato rispetto a noi.
Gli corro incontro e riesco a fermarlo.
Scende un uomo grosso di nome Slava.
Gli raccontiamo del nostro incidente e gli chiediamo se può portare i
miei bagagli fino ad Actobe dove poi avremo bisogno di un saldatore.
Lui ci guarda e acconsente! Ci aiuterà!
?spassiba bolshoy! ? grazie mille? gli rispondiamo.
Corriamo a prendere i bagagli che lui carica sul camion.
Poi ci dice che lui deve essere ad Actobe per l?indomani alle 13.00 e
quindi questa notte si fermerà in una locanda alle 12.00 per dormire
non più di 3 ore!
Noi non possiamo fare altro che seguirlo.
L?idea di guidare di notte su queste strade non ci piace molto ma non
c?è possibilità di scelta.
Il convoglio parte. Slava guida molto lentamente per evitare le
insidie della strada.
La pista che ha si è scelto è tutta di sabbia che per noi è più ostica
di quella che stavamo percorrendo. In alcuni tratti la moto tende ad
infossarsi e se si dovesse piantare la ruota anteriore sarebbe una
caduta certa.
Adesso con la luce riusciamo ancora ad evitare il problema, ma questa
notte al buio come faremo?
Intanto il sole sta calando e il nostro amico ferma il bestione e
scende come per fare una sosta.
Si mette davanti al cielo infuocato e si accende una sigaretta.
Nonostante la giornata piena di difficoltà e il ricordo ancora vivo
della brutta caduta penso che sia meraviglioso essere qui in questo
posto straordinario con Diego e questo sconosciuto, con le mani enormi
e la faccia segnata dalla fatica ma che ancora riesce a godersi i
tramonti sulla sua terra!
Gli chiediamo se una volta arrivato in città si potrà fermare.
Lui scoppia in una grassa risata e ci dice che una volta caricato il
suo T.I.R. ripartirà per Almaty che prevede di raggiungere in una
settimana!
Per noi quest?uomo è un eroe, fiero discendente dei nomadi che da
sempre popolano le steppe dell?asia centrale!
Riprendiamo la marcia e presto veniamo raggiunti dal buio che cala
imperterrito sul nostro cammino.
Il camion viaggia lentissimo e solleva molta polvere, ragione per cui
decidiamo di superarlo e di attenderlo più avanti.
A notte ormai inoltrata incontriamo una fattoria che potrebbe essere
la locanda di cui ci parlava Slava.
Mentre lo attendiamo si avvicinano tre bambini di cui il più grande
parla un po? di inglese imparato a scuola. La più piccola è una
femminuccia di 10 anni.
Sono simpatici e ci invitano a mangiare e dormire da loro.
Spieghiamo che stiamo aspettando un grosso camion così loro decidono
di attendere con noi e ci divertiamo molto a scambiare quattro
chiacchere.
Mentre parliamo vediamo alcuni lampeggianti illuminare l?oscurità
proprio nella direzione da cui dovrebbe arrivare il nostro amico
camionista.
E? un furgone bianco e sembrerebbe quasi un?ambulanza?..che sia
successo qualcosa?
Il furgone ci raggiunge e si ferma, si aprono le porte ed esce il
Malik l?ingeniere a capo della squadra di costruzioni incontrato nel
primo pomeriggio!!. Gli spieghiamo brevemente la situazione e gli
informiamo del fatto che i miei bagagli sono nel grosso camion blu che
sicuramente hanno incontrato.
Allora con Diego partono alla ricerca di Slava mentre io sto lì con le
moto e con uno degli addetti al soccorso che mi chiede del viaggio
mentre studia le moto facendo gesti di apprezzamento.
Al ritorno Malik ci dice che stanotte dormiremo in un villaggio a 20
km da dove ci troviamo e che domani ci porteranno in città presso un
saldatore.
Diego mi dice che Slava era molto contento di saperci in buone mani.
Addio Slava ci ricorderemo di te quando in Italia ci accenderemo una
sigaretta contemplando il tramonto. Buon viaggio!
Il furgone corre veloce davanti a noi che arranchiamo sulla sabbia di notte.
Però le luci lampeggianti illuminano il terreno e in fondo la
prospettiva di guidare per pochi chilometri anziché tutta la notte
rende divertente la situazione.
Arriviamo al piccolissimo villaggio di Kalybay dove siamo attesi a
casa della mamma dell?autista.
Una signora anziana che dopo i saluti ci fa accomodare in sala dove
troviamo una tavola imbandita con biscotti, chai, burro e pane.
In Kazakistan la fine della cena è decretata dal padrone di casa che
si passa entrambe le mani sul volto, come quando ci si lava la
mattina, i commensali fanno lo stesso come cenno di assenso e ci si
può alzare.
Partecipiamo anche noi al rito e la signora ci fa segno che potremo
passare la notte in quella stanza.
E? una notte piena di stelle e queste persone l?hanno resa dolce ed ospitale.
Dormiamo come sassi e dopo la colazione siamo pronti a ripartire.
La signora non accetta i nostri soldi e di tutta risposta ci benedice
e ci bacia.

La mattina seguente l'autista e suo figlio provano a cavalcare la moto
e si divertono un mondo a farsi fotografare.
Ci rimettiamo in marcia e dopo un paio d'ore di viaggio la strada
torna ad essere asfaltata, non ci sembra vero.
Ci fermiamo a pranzare e Malik con i compagni brinda al nostro viaggio
con delle birre gelate, che però non ci permette di assaggiare come
del resto all'autista!! è molto chiaro su questo punto, non si beve se
si guida!!
In compenso ci fa capire che ci fermeremo ancora una volta prima di
entrare in città lungo un fiume per fare il bagno.
In realtà giunti sul posto scopriamo che l?acqua è bassa e non
possibile nuotare, ma in compenso loro cominciano a lavare il furgone
e ci invitano a fare lo stesso con le moto, non sta bene per una
piccola sorpresa. varcare la soglia di Actobe sporchi della sabbia
della steppa.

La grossa officina dove ci portano ha la saldatrice ma non ha il
saldatore. Il proprietario ci dice che se sappiamo usarla la macchina
è a nostra disposizione.
Ma non ci si può improvvisare saldatori.
Allora l?autista ci porta da un suo vecchio amico, un certo Petrov.
Lui arriva, guarda la moto e i pezzi del telaio che sostiene le borse
laterali.
Prende tutto e sparisce per una mezz?ora.
Quando torna il telaio è pronto e la moto torna come nuova!!
E? una vera e propria festa: i nostri amici, Petrov e una folla di
curiosi esultano e noi con loro.
Ci facciamo qualche foto sul piazzale davanti al capannone.
Quando proviamo a pagare Petrov lui rifiuta i soldi e ci dice che
siamo ospiti nella sua terra!

MALIK
-?Malik come ultima cosa ci puoi indicare un hotel dove poter passare
la notte?.
Il sole sta per tramontare e anche se ci piacerebbe rimetterci in
viaggio pensiamo sia meglio fermarci.
-?Ragazzi voi mi offendete! Stasera sarete miei ospiti, mia moglie ha
cucinato e ci saranno anche due amici!?.
Accettiamo con gioia l?ennesimo atto di generosità di quest?uomo.
Sistemate le moto ci dirigiamo verso un gruppo di palazzoni in stile
sovietico dall?aspetto trasandato.
Nel frattempo è arrivato il buio e per le scale la luce non funziona.
Saliamo quattro piani alla luce di un accendino.
Ma quando la porta di casa si apre veniamo accolti da una calda
atmosfera familiare.
Noi siamo impolverati, sporchi, stanchi e poco presentabili.
Malik ci fa spogliare nell?ingresso e ci porta nella sala dove
dormiremo. La moglie ha già preparato i nostri giacigli.
Poi ci mostra la toilette e accanto il bagno dove c?è la possibilità
di fare la doccia con acqua corrente e uno spruzzatore a getto
differenziato!
Da quando avevamo lasciato Taraz avevamo incontrato solo latrine e
docce artigianali in stanzette di lamiera nel cortile delle case.
Una volta ripuliti raggiungiamo Mailk e la moglie e la coppia di amici
in cucina dove ci aspetta dell?ottimo Plov (un piatto a base di Riso e
pollo), verdure e insalata fresca.
Durante la cena Malik tira fuori dal frigo una bottiglia di vodka e
ogni tanto parte un brindisi.
Ogni volta io canto un brano di qualche canzone italiana fingendo di
essere un gondoliere a Venezia, città conosciuta in tutta l?Asia
centrale e meta da sogno per queste persone.
Loro si divertono moltissimo e alla fine di ogni esibizione mi
premiano con applausi, risate e pacche amichevoli.
Il tempo scorre come un fiume in piena e arriva il momento di
salutarci ma siccome è difficile rompere l?incanto di questa serata
scendiamo tutti giù per le scale buie per accompagnare gli ospiti alla
macchina, e approfittiamo per fumarci un?ultima sigaretta.
Ne offriamo una anche alla moglie di Malik che la rifiuta.
Lui ci guarda e?
??Stiamo aspettando un bambino?.
Congratulazioni!
Siamo sicuri che avrà lo sguardo sincero della madre e quello fiero del padre.
La mattina dopo Malik deve andare in ufficio e si presenta con camicia
e giacca, abbigliamento molto diverso rispetto alle missioni in
esterno nella steppa. Fatto il pieno alle moto, ci porta sulla strada
verso Uralski.
-?Addio Malik, non ti dimenticheremo. Grazie di tutto?.
-?Tra amici non esiste la parola grazie?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Continuo a commuovermi per le brave e ospitali persone che vi hanno aiutato sinceramente durante il viaggio.
E'vero, l'amicizia richiede solo una stretta di mano...Si continua a imparare, a vedere oltre lo specchio...
Guardo il cielo invernale...mi inchino...troppo felice del vostro ritorno!!!!!

la vecchia Thea.

Anonimo ha detto...

Questa moviola al rallentatore, mi sta facendo cuocere a fuoco lento...
Poi quando ormai ho rinunciato e faccio un giro sul blog senza alcuna speranza... ecco l'agognato racconto!!!
Siete un po' sadici, diciamolo...
Vi perdoniamo solo perchè i racconti meritano questa estenuante attesa.
Non vi garantisco però di arrivare al prossimo... eh! eh! eh! ;-)

Anonimo ha detto...

eccomi, ormai sono un navigatore per caso! l'ultimo racconto mi tocca profondamente e poi quelle foto! Per l'ennesima volta dico, "grazie al Cielo" sono tornati sani e salvi!!!

Ciao carissimi
H.